Barbe BruciateRadiografia della finta solidarietà a Del Turco

Avete presente una frase fatta? Ecco una delle più insensate e traditrici rivolte a un indagato / imputato in ambito processuale: “Spero potrai dimostrare la tua innocenza”. Anche a Del Turco fu r...

Avete presente una frase fatta? Ecco una delle più insensate e traditrici rivolte a un indagato / imputato in ambito processuale: “Spero potrai dimostrare la tua innocenza”.

Anche a Del Turco fu rivolta quella frase, così come egli stesso ha raccontato oggi in un’intervista. La recapitò, scritta su un biglietto, un importante uomo politico.
Ora, non è dell’autore di quel biglietto che vorrei parlare. Mi limito a condividere un pensiero.
Chiedo: quante volte avete letto questa frase nei commenti a inchieste giudiziarie? A me è capitato tante volte.
Apparentemente sembra un banale pensiero benaugurale. In realtà è un tradimento.
Si tratta di consegnare (tradire, appunto) un essere umano alla sua sorte, peraltro in condizioni di oggettiva soggezione, augurandogli di compiere un’impresa (dimostrare la sua innocenza, appunto) che nessuna legge gli richiede: un’impresa in violazione di legge, appunto. Anzi. Se proprio c’è una legge che sul punto prescriva qualcosa, essa contiene l’auspicio (detta in prosa e al contrario) che la parte pubblica (il PM) possa dimostrare la colpevolezza della persona che ha indagato.

In realtà quella frase, come ho già detto, è un sicuro ‘tradimento’ dell’amicizia (se l’indagato e il solidarizzante sono amici) e di una secolare cultura di civiltà giuridica, che stando alla storia più antica fu l’emblema della migliore cultura di sinistra (se posso dire così).
Non è l’indagato (o imputato) che deve dimostrare la sua innocenza. A lui spetta solo difendersi e trovare prove (investigazioni difensive) in grado di demolire (eventualmente) l’accusa. Non è un sofisma. C’è una bella differenza tra “dimostrare l’innocenza” e “difendersi”. Mi scusino gli studiosi di diritto se intrattengo sull’ovvio, ma i nostri tempi sono pieni di pagine in cui affermare l’ovvio equivale agli effetti di una rivoluzione.
In questi casi e se proprio una parola ‘dolce’ si volesse pronunciare, in grado di evitare la ‘consegna’ (tradire) di un essere umano alla sua sorte (e nella condizione di soggiogato), senza violare alcuno spunto di civiltà giuridica, consiglierei l’augurio “che il PM riesca a dimostrare la colpevolezza dell’indagato/imputato”.
È questa una frase di maggiore amicizia (sempre nel caso che l’indagato e il solidarizzante si conoscano) e di spiccata civiltà. Essa è in grado di ricordare all’accusatore che ove non riuscisse a dimostrare la colpevolezza e quella storia giudiziaria finesse nel nulla, per lui si aprirebbe una fase di vita esposta al più lancinante tormento, per aver distrutto la vita di un essere umano. Sì, distrutta. A tanto porta la condizione della colpevolizzazione, che nessuna sentenza di assoluzione è in grado di risarcire.

E allora tocca augurare ai PM abruzzesi di riuscire a dimostrare (sino alla Cassazione) la colpevolezza di Ottaviano Del Turco, perché allo stato (da ciò che leggo sui giornali, ovviamente, e salvo la lettura delle motivazioni) la vicenda pare alquanto contraddittoria e discutibile, tanto per utilizzare le parole più blande.