Buona fame!Trasferimento tecnologico, imparare dalla California

Imparare dalla California. Per la precisione, imparare dall'università pubblica della California, UC, quella dei 200mila iscritti divisi in 10 campus, fra cui Los Angeles, Berkeley, Irvine, Santa ...

Imparare dalla California.

Per la precisione, imparare dall’università pubblica della California, UC, quella dei 200mila iscritti divisi in 10 campus, fra cui Los Angeles, Berkeley, Irvine, Santa Monica, Santa Cruz e altri.

A fine giugno infatti il board dei Regents, i reggenti, ovvero il consiglio di amministrazione dell’ateneo, ha introdotto un’innovazione non da poco nella gestione del trasferimento tecnologico, vale a dire del passaggio al mondo economico di quegli esiti dell’indagine scientifica che possono diventare processo produttivo e prodotto. Il vertice della più grande università d’America ha infatti deciso di accentrare la gestione economica dei brevetti e delle attività scientifiche e tecnologiche in una società di diritto privato, costituita dalla stessa UC.

La società, denominata Newco proprio come le compagnie che vengono costituite all’interno dei processi di ristrutturazione aziendale, si occuperà della valorizzazione economica di tutto quanto è oggetto di indagine scientifica, sia esso un’app per smartphone o un vaccino contro il cancro.

Non che fino a oggi ciò non avvenisse, solo che l’attività era delegata ai singoli uffici per il trasferimento tecnologico dei 10 atenei, evidentemente non con troppa efficienza. Così al federalismo dei brevetti, UC ha preferito la via del centralismo del trasferimento.

In America, qualcuno ha gridato alla scandalo (qui i noglobal di Alternet) ma neppure tanto: l’ateneo da tempo ha difficoltà di bilancio e già qualche anno fa aveva varato un severo spending review.

Da noi, invece ci si straccerebbero le vesti da noi se, un giorno, il cda di un ateneo deliberasse la nascita di una bella “srl” per trattare le brevettazioni di tutti i dipartimenti, in modo dinamico ed efficiente, orientato alla massimizzazione del profitto, pur rimanendo nel controllo pubblico. Un soggetto altamente specializzato che sostituisse i volenterosi uffici e delegati per il trasferimento tecnologico allo scopo di raccogliere risorse da redistribuire. In questo modo la ricerca sul genoma andrebbe a finanziare quella sui papiri dell’Antico oriente e gli studi sul grafene a sostenere quelli sulle mistiche del ‘200, che sono gli uni e gli altri ugualmente fondamentali per il nostro sapere.

E invece leggeremmo probabilmente che si è deciso di privatizzare la ricerca.

Impariamo dalla California, dunque, ché l’ultima cosa che, da quelle parti, abbiamo entusiasticamente fatto nostra è Zorro e, per qualcuno, Fragole e sangue, pellicola cult sulla rivolta studentesca di Berkeley. Ora però c’è dell’altro.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter