Re fusoCon parole sue

Si comincia con uno spazio bianco. Non dev'essere necessariamente carta o tela, ma secondo me dev'essere bianco. Noi diciamo bianco perché abbiamo bisogno di una parola, ma la definizone giusta è ...

Si comincia con uno spazio bianco. Non dev’essere necessariamente carta o tela, ma secondo me dev’essere bianco. Noi diciamo bianco perché abbiamo bisogno di una parola, ma la definizone giusta è “niente”. Il nero è l’assenza della luce, ma il bianco è l’assenza della memoria, il colore del non ricordo.

Bello, vero? Peccato che non sia mio. L’ho rubato a Stephen King: è l’incipit di Duma Key, uno dei suoi romanzi più sottovalutati. Del resto, noi autori di fumetto popolare siamo, tradizionalmente, un po’ tutti ladri. Si prende una storia (di un romanzo, di un film, di un altro fumetto), si cambiano l’inizio, poi il finale e poi anche la parte in mezzo, ed è fatta. E pure questa regola l’ho rubata, stavolta ad Alfredo Castelli.

Ma in questo blog ci sarà anche qualcosa di mio? Eccome. Il problema, semmai, sarà non metterci troppe mie cose. Nel senso di parlare del mio lavoro, di quello che finirà in edicola e in libreria, senza però esagerare. Troverò la giusta misura: impresa che, nella vita, mi riesce solitamente difficile. Più interessante, piuttosto, sarà parlare di quello che scrivo, che sceneggio, prima della sua pubblicazione, mentre ancora è in corso d’opera. Tenere il diario di bordo di un inventore (e a volte un po’ ladro, okay) di storie. Parlare di questo lavoro che pagherei per fare e per il quale, invece, qualcuno mi paga. Sono un uomo fortunato.

Fortunato anche a trovarmi qui, ora, su Linkiesta. Il posto giusto, per ricominciare con un blog, che cercavo da tempo. E ringrazio almeno due persone: Marco Alfieri e Giulio D’Antona. Prendetevela un po’ pure con loro.

C’è una bella espressione, nell’incipit di King: lo “spazio bianco”. Che, nel fumetto, è quello tra due vignette. Dove lavora l’immaginazione del lettore, collegando i puntini, costruendo e ricostruendo la gran parte della storia. Quella non mostrata, non raccontata. Io spero che provvediate voi, anche qui, a riempire lo spazio bianco che vi lascerò, nei commenti. Perché non sia soltanto un monologo.

Buona lettura, a voi. Buona scrittura, a me.

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