Vanilla LatteDopo l’Imu, la Tares: crociata anti-tasse a Pontinvrea

Se fosse nato con circa tre secoli di anticipo, si sarebbe probabilmente trovato tra coloro che, il 16 dicembre 1773, travestiti da indiani d'America, gettarono a mare le ceste di tè del governo br...

Se fosse nato con circa tre secoli di anticipo, si sarebbe probabilmente trovato tra coloro che, il 16 dicembre 1773, travestiti da indiani d’America, gettarono a mare le ceste di tè del governo britannico per protesta contro l’eccessiva pressione fiscale, dando vita al celeberrimo “Boston Tea Party“. Uno dei “Sons of Liberty”, paladini della rivolta fiscale contro la monarchia inglese che, al motto di No Taxation Without Representation, accesero la miccia per la Rivoluzione Americana e combatterono per la libertà dalle tasse inique. La data di nascita che appare sulla sua carta d’identità, tuttavia, dice 1970, e dal luogo in cui si trova attualmente, è piuttosto arduo incontrare navi, men che meno che trasportino tè per la Compagnia delle Indie Orientali, dal momento che è a circa cinquecento metri sul livello del mare. Oggi, nell’anno 2013, a preoccuparlo non sono le imposizioni fiscali del governo inglese, bensì quelle dello Stato italiano, contro le quali Matteo Camiciottoli, combattivo Sindaco di Pontinvrea, in provincia di Savona, continua una lunga e incessante battaglia.

In principio fu l’IMU. Nei primi mesi del 2012, quando il governo tecnico guidato da Mario Monti raggiunse un nuovo picco negativo di consensi con l’annuncio relativo all’introduzione della controversa Imposta Municipale Unica sulla prima casa, Camiciottoli, a capo di una lista civica, guadagnò l’onore delle cronache nazionali dichiarando che la nuova tassa, da lui bollata come “incostituzionale”, non si sarebbe applicata nel suo comune, una località di poco più di ottocento anime sull’Appennino ligure e poco lontano da Stella, paesino che diede i natali all’ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini. “‘L’Imu è incostituzionale. Se servono fondi sappiamo come fare e sceglieremo strade alternative. Come si puo’ chiedere l’imposta a un pensionato che prende 600 euro al mese? Per me sarebbe più corretto prevedere una tassa di scopo per determinati interventi”, affermò a gran voce il primo cittadino. Quella che inizialmente sembrava una frase a effetto per i media, una boutade anti-tasse per ottenere facili consensi, una sparata politica per essere menzionati dalle agenzie e invitati da Corrado Formigli in trasmissione, in breve tempo si trasformò in realtà concreta. E nel giugno successivo, in sede di Consiglio Comunale, maggioranza e minoranza unite come un sol uomo, all’unanimità, diedero la propria approvazione a una delibera che, di fatto, eliminava l’odiata IMU. Un provvedimento che riduceva la ’aliquota per l’’abitazione principale e proprie pertinenze “al minimo consentito dalla legge”, elevando altresì l’’importo della detrazione “fino a concorrenza dell’’imposta dovuta”. Di fatto, pur non bandendo la tassa, azzerandola, dribblando la normativa nazionale. Promessa mantenuta: primo comune in Italia esente da IMU. Anche nel 2013: cambiano i governi nazionali, da Monti si passa a Letta, ma a Pontinvrea si continua a non pagare la tassa sulla casa. Con analoga modalità, senza che alcuna altra realtà ne abbia seguito le orme. “Purtroppo, il nostro esempio è caduto quasi completamente nel vuoto”, ha notato con rammarico il sindaco.

Ma lo spirito anti-tasse del battagliero Camiciottoli non si esaurisce qui. Così, messa da parte l’IMU, dopo una protesta pubblica, lo scorso dicembre, contro i 98 miliardi di euro che lo Stato dovrebbe riscuotere dalle società delle slot machine e del gioco d’azzardo, il primo cittadino della località del savonese ha spostato il mirino contro un’altra imposta piuttosto indigesta agli italiani. Dopo aver eliminato la tassa sulla casa, ora vuole non fare pagare ai suoi concittadini la famigerata TARES, ovvero TAssa Rifiuti E Servizi, introdotta nel 2011, ma entrata in vigore nel 2013, anch’essa oggetto di interrogazioni, polemiche, discussioni, tanto sul piano locale, quanto a livello nazionale. Stando a quanto riportato dalle cronache liguri degli ultimi giorni, infatti, sarebbe pronto un provvedimento, da sottoporre alla Giunta e al Consiglio, per la non applicazione della TARES nella quota spettante ai Comuni. Anche se, per questo anno, i pontesini dovranno obbligatoriamente spendere i 30 cent a metro quadro spettanti allo Stato, a essi verrà applicata la TARSU senza alcun aggravio. Non solo: avendo il Comune avviato la raccolta differenziata “porta a porta”, si prospetta, se i risultati saranno quelli preventivati, di adottare, nel momento in cui il servizio andrà a regime, una graduale diminuzione delle tariffe a partire dalle famiglie più disagiate che verrà in seguito estesa a tutti i cittadini. “L’introduzione della Tares, sommata alle altre imposizioni fiscali che gravano sui lavoratori, sui pensionati, sulle imprese e sui piccoli commercianti, è lesiva del tessuto economico del Paese e aggrava ancor di più una già precaria situazione delle famiglie”, ha tuonato Camiciottoli. “È l’ennesima dimostrazione di quanto ormai sia priva di risorse la politica che pensa di continuare a curare il cancro con l’aspirina invece di intervenire radicalmente con scelte importanti per il rilancio dell’economia, quella reale, non quella degli amici degli amici. Continuare a tassare i cittadini porterà solamente allo sfascio sociale e le conseguenze saranno devastanti”.

La piccola Pontinvrea, insomma, sta diventando un piccolo principato fiscalmente indipendente, dove le tasse dello Stato centrale, pur restando in vigore, non devono essere pagate. Una rivolta fiscale, nei canoni della legalità. “Io e il consiglio comunale ci rifiutiamo di prendere parte a questa macelleria sociale, e, come abbiamo fatto con l’Imu sulla prima casa, cercheremo di arginare il più possibile questa incapacità di una classe politica che ormai ha perso completamente il timone della nave Italia”, afferma polemico Camiciottoli. “Prima si devono operare i tagli reali della spesa pubblica, porre tetti alle retribuzioni, come ha già fatto la Svizzera, fare una seria lotta all’evasione fiscale, ma l’evasione vera, quella che sta mettendo in ginocchio il Paese, quella dei grandi capitali non tassati, quella vergognosa dei 98 miliardi di euro delle società delle slot machine, spiegare bene perché si danno 40 miliardi al MES per poi farceli prestare pagando gli interessi e poi non si trovano i soldi per la cassa integrazione in deroga, o non si trovano i 4 miliardi per togliere l’Imu sulla prima casa, o circa 2 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva. Perché, invece di incentivare la più grande risorsa del nostro Paese, il turismo, si permette all’Europa di mettere all’asta le nostre spiagge buttando in mezzo ad una strada 33mila famiglie italiane ed i loro dipendenti?”.

Il sindaco è un fiume in piena, contro le tasse. “Lo abbiamo fatto per migliorare la vita dei nostri concittadini, ma anche per lanciare un messaggio chiaro e pulito: non deve essere la politica che fa l’uomo, ma l’uomo che fa la politica e che una politica nuova, vera e volta agli interessi dei cittadini si può fare”. Pontinvrea, d’un tratto, diventa la meta ideale per tutti coloro che mal sopportano la pressione fiscale. Perché non ci saranno il mare, le navi inglesi e neppure la rivolta del té. Però non ci sono nemmeno l’IMU e la TARES. E di questo, gli ottocentocinquanta pontesini, sembrano essere soddisfatti.

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