Conversazione con Olivier Roy / part. 2

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A rendere piu’ difficile una soluzione in Siria, ci sono i recenti sviluppi politici in Egitto, dove oggi un anno di presidenza dell’islamista Mohammed Morsi, esponente del movimento dei Fratelli musulmani, sembra essere stato un errore della Storia.

Il 3 luglio scorso, i militari lo hanno destituito ed arrestato, accusando il suo governo di portare il paese alla rovina. L’iniziativa è stata accolta con favore sia da Assad che da Putin, perchè ha colpito la Fratellanza fino a quel momento molto influente anche nella resistenza siriana. Non solo. Lunedì un tribunale del Cairo ha accolto il ricorso per interdire l’attività della Confraternita, stabilendo la confisca dei beni e la chiusura di tutte le sedi dei Fratelli musulmani. La sentenza è di primo grado, si legge su un dispaccio dell’Ansa, la quale ricorda che già in passato la Fratellanza era stata oggetto di ricorsi, che nel tentativo di vietarne le attività, sostenevano che non rispondesse ai requisiti della legge sulle ong. Per questo nel marzo di quest’anno, quando Mohamed Morsi era ancora presidente, la confraternita ha ottenuto lo status di associazione.

Dopo il golpe del 3 luglio in Egitto, insomma, c’è stato un grande riallineamento regionale.

Olivier Roy, che ha scritto L’Echec de l’Islam politique (1992), un testo fondamentale per lo studio dell’Islam politico, punta il dito contro la mancanza di un programma politico e del senso delle istituzioni dei Fratelli Musulmani. Ma piu’ importante i recenti fatti ci insegnano che “non sono così radicati sul territorio come si potrebbe pensare, perchè non sono stati capaci di resistere al Colpo di Stato dei militari”. “I movimenti islamisti come quello dei Fratelli musulmani in Egitto – e di Annahda in Tunisia – godono di un consenso elettorale limitato, di circa il 20 per cento – continua Roy – Questo è lo zoccolo duro di persone che voterebbero per loro in ogni caso. Il resto dell’elettorato li sceglie soltanto se li ritiene competenti ed efficienti”.

Come in Turchia, con il partito del premier Recep Tayyip Erdogan, una variante locale dell’ideologia della Fratellanza. Ma anche questo potente alleato di Morsi oggi non se la troppo bene.

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