L'Aquila Blog. Opinioni a confronto sui fatti che contanoGoogle Trends:dati impietosi per L’Aquila della cultura

Google Trends, lo strumento che permette di misurare il volume di interesse della rete su di un determinato argomento, offre dell’Aquila un’immagine desolante: la “città della cultura”, “il più gra...

Google Trends, lo strumento che permette di misurare il volume di interesse della rete su di un determinato argomento, offre dell’Aquila un’immagine desolante: la “città della cultura”, “il più grande centro storico d’Italia” ha riscosso un picco di interesse a livello mondiale solo in occasione del terremoto, durante il mese di aprile del 2009. Per il resto, il capoluogo abruzzese rimane poco più di un punto geografico di cui si interessano principalmente i suoi cittadini.

Era stato il Consigliere regionale Carlo Costantini, una settimana fa, ad utilizzare questo straordinario strumento per verificare quanto gli stranieri conoscono l’Abruzzo. «Ho scoperto», ha spiegato l’esponente del Movimento 139, «che in Europa il termine “Abruzzo” quasi non esiste. Esiste solo il termine “Pescara”». Già dai dati mostrati da Costantini, tra le città abruzzesi, L’Aquila risultava ultima in classifica. Superata di gran lunga non solo da Pescara, ma anche da Chieti e Teramo.

Negli inverni dal 2004 ad oggi, ad esempio, la richiesta di informazioni su “Ovindoli” batte quelle con la parola “L’Aquila”, 93 a 4. Anche nel periodo estivo, il piccolo paesino delle rocche riesce a generare più ricerche del capoluogo abruzzese.

Per gli aquilani deboli di cuore, sconsigliamo vivamente di mettere a confronto il traffico di dati generato dal motore di ricerca per le parole “L’Aquila” e “Avezzano”. Questo “derby” virtuale, infatti, assegna una vittoria schiacciante del comune marsicano. Solo se confrontati con i dati generati dal piccolo borgo di “Santo Stefano di Sessanio”, il numero totale di informazioni richieste con la parola “L’Aquila” riesce a tenere alta, ma neanche molto, la bandiera. Ma anche in questo caso, l’ottimo risultato di Santo Stefano dimostra che, senza il bisogno di sperpero di denaro pubblico, i progetti ben gestiti come quelli dell’albergo diffuso riescono a tutelare il patrimonio artistico e culturale, a promuovere il territorio e a suscitare un’attenzione pari, e in alcuni periodi superiore, a quella di un capoluogo di regione di settantamila abitanti.

Analizzando i dati di Google, si riescono a sfatare anche molti altri falsi miti alimentati da un classe politica incapace di dare risposte concrete ai tanti problemi della città.

L’Aquila “Capitale Europea della Cultura”?

Stando allo strumento di Google, se Venezia e Palermo la fanno da padrone, L’Aquila, in confronto con alcune delle altre città candidate al titolo di Capitale europea della Cultura, proprio non esiste.

http://www.google.com/trends/explore#q=L’Aquila%2C%20Palermo%2C%20Venezia%2C%20Lecce%2C%20Matera&geo=IT&cmpt=q

Come risulta dal grafico, anche la piccolissima e sperduta Matera, senza dover inaugurare un aeroporto e senza dover salvare l’Accademia dell’Immagine, su di una scala da 0 a 100, batte L’Aquila sei a zero.

Di tutte le preziosissime associazioni culturali “vanto” della città, non si ha traccia perché il volume delle ricerche che sono riuscite a generare è talmente basso che non è possibile generare dei grafici. Praticamente per Google non esistono. Il totale delle richieste di Informazioni per “L’Aquila” provengono principalmente dalla provincie di Pescara, Rimini, Roma, Milano e Napoli. Ma i dati sono talmente esigui che basta nulla per far entrare una provincia al posto di un’altra.

La vocazione turistica dell’Aquila?

Anche questo risulta rimanere un mito, utilizzato principalmente per le campagne elettorali o per utilizzare, male, i finanziamenti pubblici. Ad esempio, se al vertice della classifica di ricerche per “Venezia” risulta l’associazione “Hotel”+”Venezia” , o a Matera gli hotel sono al terzo posto delle ricerche, quasi nessuno sembra interessato a trovare un albergo a L’Aquila. Almeno non tramite web. Inoltre, gli utenti di internet nel mondo associano il “nostro” Gran Sasso alla parola “Abruzzo” o a “Teramo” ma non a L’Aquila.

Roccaraso è l’unica stazione invernale abruzzese che riesce a generare un interesse considerevole sul web, superando da sola il volume di ricerche di “Campo Felice” e “Ovindoli” messe insieme. Campo Imperatore, gestita dal Comune dell’Aquila, supera solo il traffico di dati di “Passo Lanciano”. I dati, dal 2005 ad oggi, mostrano inoltre come la crisi economica abbia colpito duramente il settore del turismo invernale. Gli effetti sono stati devastanti, riducendo del 75% le richieste di informazioni, confermato dal vertiginoso calo di turisti reali.

Il Rugby sport più seguito in città?

Forse ma non certo su Internet. Dopo le parole “comune l’Aquila”, la seconda associazione in assoluto più ricercata dagli utenti della rete è, infatti, “L’Aquila Calcio” che da due anni genera un traffico degno di nota. La terza, a cinque anni dal sisma, rimane ancora “terremoto l’aquila”. Provare a verificare i dati su “L’Aquila Rugby”, purtroppo, genera solo il messaggio: “volume di ricerca insufficiente per visualizzare i risultati”, un po’ come tutte le altre associazioni sportive e culturali di cui è “ricca” la città. Eppure anche la società nero verde è dotata di un sito completo. Evidentemente il mondo è rimasto insensibile alla nostra vera passione.

L’edizione della “Perdonanza” che ha suscitato più interesse sul web?

Quella del 2004, che ha avuto un volume di ricerche di due terzi superiore a quello dell’ultima edizione. Dal 2005 in poi, la “Perdonanza” ha visto un calo esponenziale di richieste di informazioni, fino ad arrivare all’edizione del 2010, che ha tocato il punto più basso nei grafici di Google. L’ultima edizione è andata un po’ peggio di quella dell’anno scorso, che comunque non aveva avuto una buona performance.

Ma sappiamo che un pool di esperti, armati di tante buone intenzioni e di altrettante prebende, è pronto a far risorgere l’antica tradizione e la gloria dell’Aquila, in Italia e sul web. “Altro che Google!”

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