Città invisibiliPraga, Musei al posto delle industrie

Per il turismo di massa, quello dei grandi numeri, le mete preferite sono il quartiere ebraico e la storica piazza Staromestské namestì. Ma da alcuni anni, per un numero sempre crescente di visitat...

Per il turismo di massa, quello dei grandi numeri, le mete preferite sono il quartiere ebraico e la storica piazza Staromestské namestì. Ma da alcuni anni, per un numero sempre crescente di visitatori, Praga offre molto altro. Un arcipelago di Musei, sale da concerto, spazi di produzione artistica nelle sue differenti forme. Il risultato di sane politiche urbanistiche e culturali per le quali molte delle industrie, memoria dell’epoca comunista, sono diventati luoghi consacrati all’arte contemporanea. La rigenerazione urbana di involucri in abbandono la premessa per la riattivazione di un processo culturale, da tempo sopito. Così i quartieri semicentrali nei quali si concentravano quegli spazi si sono avvicinati al centro. Come si è verificato a Holesovice, zona in espansione e sede del Dox (www.dox.cz), una fabbrica meccanica trasformata, attraverso una profonda ristrutturazione completata nel 2008, in museo d’arte contemporanea. Sulla terrazza, proprio sopra un’enorme scacchiera troneggia un Cristo composto di scarpe usate, mentre sul tetto c’è un enorme teschio rotante. Uno spazio quello del Museo in pendant anche topografico con la raccolta di arte contemporanea della galleria nazionale in Dukelskych hrdinu. Ma anche come è accaduto a Lihovar dove il vecchio mattatoio, abbandonato, è stato trasformato nella “Meet Factory” (www.metfactory.cz), un centro per la cultura contemporanea, dedicato al teatro, all’arte e alle performance di artisti emergenti e affermati. Il vuoto macello in disuso è divenuto un luogo di incontro e condivisione. Il giardino sul retro dell’edificio un balcone sulla città.
Cambiano le attività da una zona all’altra. Mutano i contorni. Ma un filo rosso unisce indissolubilmente le periferie. Il riutilizzo degli spazi. Con un effetto positivo che si riverbera l’intero centro urbano. A Zizkov il gruppo di curatori italiani di Flashart (www.biennaleprague.net) ha inaugurato la decima edizione della Biennale d’arte contemporanea negli spazi dell’ex scalo merci dichiarato recentemente dal governo monumento nazionale. Ci sono dipinti ed installazioni di artisti da tutto il mondo. Joshua Abelow e Peter Halley, Lenka Vitkova e Vaclav Girsa. Nella stessa zona c’é l’Akropolis (www.palacakropolis.cz), un discobar e teatro. Ancora, in piazza San Venceslao si possono ammirare i “cubi narrativi”, un’installazione che racconta l’ultimo secolo del Paese. Un altro spazio nel quale la cultura s’intreccia al divertimento notturno è il Lucerna. Un complesso di edifici e gallerie, di proprietà della famiglia di Vaclav Havel uscito indenne dalle speculazioni edilizie degli anni Novanta. Costituito da un cinema anni Venti, regolarmente in funzione, gallerie coperte utilizzate per concerti e come discobar. L’ingresso in Vodickora 36, un’installazione appesa al soffitto, firmata da David Cerny, raffigura San Venceslao che cavalca un cavallo rovesciato.
Praga insomma è una città “in movimento”. Nella quale le Persone possono spostarsi con facilità potendo contare su una rete di tram capillare e di estrema puntualità. Nella quale le Idee vanno veloci, divenendo non di rado progetti che frequentemente si realizzano. Dall’invasione sovietica sembra passata un’eternità. Molti vuoti sono stati riempiti. Le grigie periferie comuniste hanno ripreso colore e si sono riavvicinate al centro, a volte fino a divenirlo esse stesse.

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