Out among the EnglishPrima base (L’arte di vivere in difesa – Chad Harbach)

{Sul Mucchio Selvaggio scrivo di uno dei più bei romanzi sportivi -- ma non è soltanto un romanzo sportivo -- che mi sia mai capitato di leggere (L'arte di vivere in difesa di Chad Harbach, Rizzol...

{Sul Mucchio Selvaggio scrivo di uno dei più bei romanzi sportivi — ma non è soltanto un romanzo sportivo — che mi sia mai capitato di leggere (L’arte di vivere in difesa di Chad Harbach, Rizzoli 2013), e tiro fuori dal cilindro una leggenda: Don Mattingly. Riporto qui la prima parte, per leggere tutto il pezzo il link è in fondo}

Uno potrebbe anche limitarsi a parlare del baseball, sottolineare quanto l’imprevedibilità dei rimbalzi somigli all’imprevedibilità degli eventi, quanto la rigidità del gioco e l’infallibilità delle statistiche somigli alle leggi della vita, che fanno andare le cose come devono andare sempre. Uno potrebbe anche limitarsi a parlare del baseball e rilevare il fatto che L’arte di vivere in difesa è uno dei più bei libri sportivi scritti negli ultimi vent’anni, che regala la soddisfazione di poter finalmente pensare a un finale alternativo per Il migliore – decisamente il più bel libro di baseball in assoluto – di Malamud. Uno potrebbe limitarsi a parlare del baseball, scrivere banalità e azzeccarci, tanto questo libro è perfetto. La verità è che non c’è soltanto il baseball.

Chad Harbach disegna uno spaccato di americanità classica, che vive e si muove, sanguigna e febbrile, tra i viali e i cortili di uno degli scenari più americani in assoluto – il college – arrivando a scomodare due delle icone letterarie più abusate – Melville e Whitman – senza mai farle sembrare fuori posto, senza mai farle suonare ridondanti, senza mai cadere nella trappola dell’enciclopedico. C’è l’omosessualità, l’anoressia, l’ecologia, l’alcolismo, le borse di studio per gli atleti, gli anni sessanta, la dolce vita della provincia e le balene bianche. Ci sono più di cinquecento pagine di letteratura così pura da intimorire il lettore, da indurlo ad aspettarsi una chiusura banale e trita, per invece scoprire nelle ultime pagine un’immagine poetica e ruvida come poche nella storia (c’è forse un capitolo di troppo, Chad, te lo devo dire). E in fondo a tutto questo c’è il baseball. Il baseball che fa da collante al romanzo come per secoli ha fatto da collante e da contorno alla vita di milioni di persone. Quello sport che sta sempre sullo sfondo, che si può seguire o non seguire ma che alla fine fa la differenza. La tranquillità del diamante e la manciata di secondi dopo il ping della mazza che spara via la pallina dal piatto di casa base e quell’alternarsi schizofrenico di indecisione – non si sa mai se rimbalzerà bene o male, se volerà oltre l’ultimo esterno per saltare il muro o resterà in campo per qualche centimetro – e sicurezza – i numeri fanno il baseball, se un giocatore picchia duro è difficile che andrà strike out.

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