Salute e dintorniStamina e il business delle cellule: obiettivo Cina

Nelle scorse settimane è arrivata la sentenza definitiva sul caso Stamina: il Ministero della Salute e il comitato scientifico hanno ufficialmente bocciato il contestato metodo dello psicologo Van...

Nelle scorse settimane è arrivata la sentenza definitiva sul caso Stamina: il Ministero della Salute e il comitato scientifico hanno ufficialmente bocciato il contestato metodo dello psicologo Vannoni. La sperimentazione, che prevedeva lo stanziamento di 3 milioni di euro, non si farà. Le ragioni sono poche e semplici: il protocollo è stato cassato per assenza di evidenze scientifiche e per gravi carenze metodologiche. Una decisione, non priva di polemiche, che nella realtà dei fatti non mette la parola fine al contestato metodo.

Per comprendere il perché di questa presa di posizione occorre però prima fare un passo indietro: a sollevare il caso Stamina ci ha pensato la trasmissione “Le Iene”. Una serie di servizi in cui era ed è difficile rimanere indifferenti. Bambini colpiti da malattie neurodegenerative incurabili che chiedono solo di poter essere sottoposti al trattamento a base di staminali. Su quali evidenze scientifiche? Ufficialmente nessuna.

I servizi della iena Giulio Golia sono solo la punta dell’iceberg della controversa metodica di Davide Vannoni. Tutto inizia infatti nel lontano 2007 con le prime infusioni di cellule staminali. Nel 2009 nasce ufficialmente Stamina, la fondazione dello psicologo. Dal 2010 i primi guai giudiziari. Una storia di infusioni a pagamento, oltre i 20 mila euro, effettuate tra San Marino e gli scantinati di via Giolitti a Torino. Trattamenti non sempre andati a buon fine, anzi. Ad oggi, secondo il Pm Raffaele Guariniello, le vittime del metodo Stamina solo nel capoluogo piemontese sarebbero 62. Storie, anche di morte, che stanno portando verso un rinvio a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla somministrazione di farmaci pericolosi per la salute. In tutto ciò, sul fronte della ricerca di laboratorio, nessuna pubblicazione scientifica che attesti la bontà del metodo, domande di brevetto rifiutate e plagio di alcune immagini prese da una pubblicazione ad opera di una ex collaboratrice di Vannoni.

Ma il punto cruciale di tutta la vicenda, emerso solo negli ultimi tempi, è la sempre più stretta relazione tra lo psicologo e la multinazionale Medestea, azienda attiva nel mercato dei cosmetici e degli integratori alimentari. Il patron Gianfranco Merizzi, senza troppi giri di parole, ha dichiarato di voler esportare il metodo all’estero, Cina prevalentemente. Un business, a detta del presidente, che potrebbe raggiungere milioni di persone. Un giro di affari tale da giustificare la segretezza del metodo. Un segreto condiviso da Vannoni e Medestea.

Come la prenderanno ora “Le Iene”? Spulciando nell’archivio della trasmissione mi sono imbattuto in un servizio del 2010, sempre a cura di Giulio Golia, sul rischio delle cure a base di cellule staminali effettuate proprio in Cina. Questa volta, a salire sul banco degli imputati, è la Beike Biotechonolgy. Nei suoi centri, per la modica cifra di quasi 30 mila dollari (se siete interessati ai conti extra, eccoli), vengono effettuati trattamenti che promettono di curare malattie come SLA, atrofia muscolare spinale e molte altre. Come viene mostrato nel reportage non proprio tutti rimangono soddisfatti. Un servizio rigoroso, quello delle Iene, che mette in guardia proprio sull’efficacia delle cure.

Un video in cui un irriconoscibile Giulio Golia si chiede: “Perché (la Beike Biotechnology) non pubblica i risultati sulle riviste scientifiche come viene fatto in tutto il mondo?”. E’ quello che mi chiedo anche io per la vicenda Stamina. Le regole sono le stesse. In cosa differiscono Stamina e le centinaia di aziende che propongono cure prive di evidenza scientifica a base di staminali?

Come scrive Silvia Bencivelli su “Le Scienze” nel numero di ottobre, il far west è dietro l’angolo. Allentare il controllo sulle terapie cellulari potrebbe significare davvero la fine. Una giungla dove dietro al termine “staminali” si cela un business che spazia dalla cosmetica al trattamento di malattie ad oggi incurabili dalla medicina tradizionale.

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