’O pernacchioTra FB e Iene: i VIP testimonial della Terra dei Fuochi

Come dice quel vecchio adagio: «se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna». E allo stesso modo: se le tv non parlano della Terra dei Fuochi, allora la Terra dei Fuochi parlerà del...

Come dice quel vecchio adagio: «se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna». E allo stesso modo: se le tv non parlano della Terra dei Fuochi, allora la Terra dei Fuochi parlerà delle tv. Attori, giornalisti, atleti, star, modelle, cantanti: è iniziata ieri la campagna “La Terra dei Fuochi non è sola”. Tra i primi a parlarne, c’è stata Selvaggia Lucarelli – la stessa Selvaggia Lucarelli protagonista qualche giorno fa su Linkiesta con il pezzo La Lucarelli contro l’ipocrisia del #boicottabarilla – che ha commentato la notizia sulla sua pagina facebook con queste parole: «in questi ultimi due giorni ho latitato un po’, ma avevo una buona ragione. Avevo promesso alle tante persone che vivono nella Terra dei fuochi e che mi hanno scritto mail e messaggi, che avrei fatto qualcosa per loro. Ho chiesto a 67 amici e persone dello spettacolo, dello sport, della musica e del giornalismo di adottare virtualmente uno degli ottanta comuni circa che vivono questa tragedia. Il risultato, bellissimo, è questa pagina facebook. Li ringrazio tutti, dal primo all’ultimo, e abbraccio tutta la gente che vive lì, soprattutto le mamme».

Al solito, l’opinione pubblica si è divisa. Tra chi appoggia questa iniziativa e chi, invece, la condanna senza pietà. E sempre come al solito, a farla da protagonisti sono gli intellettualoidi, quelli convinti che per parlare di certe cose ci voglia a) il tesserino da giornalista e b) la residenza nella Terra dei Fuochi. Poco importa della visibilità che così viene data ad uno dei temi più importanti degli ultimi tempi (per non dire, addirittura, degli ultimi decenni). Poco importa se così tv e mass media in generale finiscono per parlarne. Si sta facendo elitarismo su chi può e chi non può parlare di una notizia. Il che, converrete anche voi, è semplicemente assurdo.

Come se non bastasse (e lo dico felicemente), solo pochi giorni fa è andato in onda su Le Iene un servizio di Nadia Toffa che, prima tra i primi in casa Mediaset, si è avventurata nella Terra dei Fuochi, ha intervistato famiglie e diretti interessati, e ha aperto uno spiraglio, un buco, su una delle realtà più drammatiche dell’Italia. E questo mentre avrebbe potuto parlare di Berlusconi e del Governo in crisi. Di Belen e dei pizzini scelti per il matrimonio. Anche in questo caso, non sono mancati i pensatori dell’ultima ora: quelli che – per fortuna loro – la tragedia non l’hanno vissuta mai in prima persona, sulla propria pelle, ma che si sono convinti, chissà a quale titolo, di essere gli unici esperti a poterne parlare.

Ammetto di non capire la posizione di questi signori (e di queste signore). Non credo che sia importante chi ne parla, purché se ne parli. Quello che conta, adesso, è accendere i riflettori sulla Terra dei Fuochi, sulle famiglie che muoiono; sui malati, gli abbandonati, i roghi e le piccole comunità che, a fatica, stanno provando a reagire. Sono importanti le inchieste come quella di Nadia Toffa che, insieme alla sua troupe, ha scoperto anche alcune aziende – di fama più o meno nazionale – che avrebbero comprato, al ribasso, prodotti coltivati nella Terra dei Fuochi. Sono importanti le fotografie, anche spacciate solamente su facebook, con un attore o un personaggio famoso che “adottano” un paesello o una comunità. Sono importanti tutte queste cose pur di avere, per la prima volta, visibilità. Perché è questo quello di cui si ha bisogno in Italia: visibilità. È un gioco infame, dove la gravità delle notizie si misura in base al numero di programmi e giornali che ne parlano; ma se, per adesso, questo è l’unico modo, allora è meglio adattarsi. Celluloide (e cellulite) 1, Grandi Firme 0.

Twitter: @jan_novantuno

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