Sogni di meritoUnione delle Camere Penali sfotte, con ironia, Ingroia

L'Unione delle Camere Penali Italiane, con un simpaticissimo comunicato, schernisce l'ex "magistrato-attivista-politico-candidato premier-fondatore di partito senza aver prima dato le dimissioni d...

L’Unione delle Camere Penali Italiane, con un simpaticissimo comunicato, schernisce l’ex “magistrato-attivista-politico-candidato premier-fondatore di partito senza aver prima dato le dimissioni dalla magistratura, compagno di gag di Berlu, compagno di vacanza di Travaglio “ Antonio Ingroia.

L’UCPI è un’associazione senza scopo di lucro la quale riunisce i soggetti operanti delle Camere Penali italiane.

Aderiscono all’UCPI ogni Camera penale che abbia minimo 20 membri e che sia stata costituita nel circondario di uno o più tribunali. Ad ogni Camera gli iscritti negli Albi degli Avvocati (di quel determinato territorio) possono farne parte.

Gli scopi statutari sono la promozione della conoscenza, della diffusione, e della tutela dei valori fondamentali del diritto penale e dell’equo processo penale in una società democratica.

Ecco il testo che potete trovare sul loro sito:

L’illustre Collega detta le Sue regole, ma mostra di non conoscere affatto le Nostre

IL GIURAMENTO DI INGROIA

Antonio Ingroia, subito dopo aver giurato come avvocato ha dichiarato che non difenderà mai “mafiosi e corrotti”. Qualcuno in vena di scherzi gli ha subito chiesto perché sia invece disponibile per terrroristi, stragisti, torturatori, truffatori, violentatori, rapinatori di vecchiette, omicidi, e varia criminale umanità. L’ex pm ha preso tempo per riflettere, ma non c’è timore, nella sua personale visione il ruolo dell’avvocato si identifica con il reato che si addebita all’accusato, e dunque, sicuramente, nei prossimi giorni si affretterà ad infittire il catalogo di coloro i quali non è disposto ad assistere, anche perché, per lui, una accusa ben scritta è già sufficiente per la damnatio memoriae e il processo una semplice formalità. L’avvocato Ingroia si eserciterà dunque come difensore in casi di furto di merendine, omessa custodia di animali, abigeato (ma non in Sicilia), esercizio abusivo dei mestieri girovaghi, per il resto nisba, gli imputati si facessero difendere dai colleghi che non sanno che i moralisti hanno vinto, qui da noi. E’ proprio vero, se Antonio Ingroia non ci fosse bisognerebbe inventarlo, ha un tocco magico che rende chiare e semplici le cose complicate: da magistrato, per dare una mano a risolvere l’intricato nodo tra giustizia e politica, si è messo a fare i comizi con la toga ancora indosso e, visto che c’era, ha pure fondato un partito. Perse le elezioni, dopo aver addebitato il fallimento agli sfottò di Crozza, ha deciso, tanto per dare una mano alla immagine di imparzialità della magistratura, di tornare a fare il giudice, ma non ad Aosta, non sufficientemente cool (nonostante il clima) per un investigatore come lui. Poi è entrato rumorosamente nei ranghi dell’avvocatura, iniziando l’esercizio della professione – e per di più in un luogo dove la legge professionale gli impedisce di esercitare per un paio d’anni almeno – prima ancora di prestare giuramento. Infine se ne esce con queste frasi amene, facendo comprendere meglio di qualsiasi manuale che l’ingresso dei magistrati nei ranghi dell’avvocatura non può essere automatico ma deve passare attraverso un esame che accerti la condivisione da parte dell’aspirante di quei principi di libertà, autonomia ed indipendenza senza i quali – e non c’è timbro di Ordine o giuramento che tenga – non si è avvocati. Il giuramento l’avrà anche letto, ma non deve averlo compreso pienamente: se lo faccia spiegare da Crozza, lui si che aveva capito tutto.

Twitter @gioviravetta

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