Vanilla LatteDopo “Humans of New York”, ecco “Umani a Milano”

Qualche anno fa – tre, per l'esattezza - un fotografo americano di nome Brandon Stanton, originario di Atlanta trapiantato a New York City passando per Chicago, iniziò a fotografare le persone che ...

Qualche anno fa – tre, per l’esattezza – un fotografo americano di nome Brandon Stanton, originario di Atlanta trapiantato a New York City passando per Chicago, iniziò a fotografare le persone che incontrava per le strade della città. Non una caccia ai personaggi famosi, appostamenti per scovare le celebrità, o la ricerca di newyorkesi illustri. Semplici individui, uomini, donne, bambini, anziani. Estranei, come si è soliti definirli. Insomma, chiunque gli capitasse a tiro, magari un po’ curioso. E a ciascun soggetto immortalato, affiancava una breve conversazione, giusto uno scambio di battute. Proprio come si è soliti fare, quotidianamente, con la gente che non si conosce, con quel minimo di confidenza per non sfociare nell’invadente, ma al tempo stesso non restare relegati nella asocialità. Da questa elementare ma accattivante idea nacque un progetto unico, geniale, quasi rivoluzionario, battezzato Humans of New York.

Come riporta anche Wikipedia, l’iniziale obiettivo (nel senso di traguardo, fine, proposito) di Stanton era raccogliere circa 10 mila scatti, da collezionare poi su una mappa della Grande Mela. Ad oggi, in tre anni di attività, alla quale dedica almeno 3-4 ore al giorno per le strade di Bedford-Stuyvesant, Brooklyn e Manhattan, il suo obiettivo (nel senso fotografico) ha già catturato più di 6 mila immagini, pubblicate sul suo popolarissimo blog, che quest’anno ha vinto due premi “Webby”, onorificenze per l’eccellenza su Internet, a cura della International Academy of Digital Arts and Sciences, uno per il “miglior uso della fotografia”, l’altro, People’s Voice Award, votato dal pubblico, come “miglior blog di cultura”. Il tutto, accompagnato da una pagina ufficiale Facebook che conta quasi due milioni di fan, e da un libro best-seller, pubblicato a metà ottobre, in vetta alle classifiche di vendita Usa.

Apprezzata a livello globale, l’idea vincente di Humans of New York non poteva non generare emuli ed essere fonte d’ispirazione per altri, nel mondo, dagli Stati Uniti al Libano, passando per Dublino, Gerusalemme, Nuova Dehli e Parigi. E in Italia, a riprenderla e renderle omaggio, non poteva che essere un estimatore degli States, un amante degli Usa, insomma un filo-americano. Anzi, l’Amerikano, per eccellenza, alias Stefano D’Andrea, eclettico e poliedrico autore radiofonico, responsabile del blog “Lamerikano” e dell’omonimo libro, vera e propria bibbia per chi stravede per l’oltreoceano (Atlantico), come peraltro si intende già dal sottotitolo del volume, “Perché gli Stati Uniti hanno ancora qualcosa da sognare (e noi no)”.

D’Andrea, proprio come Stanton, ha iniziato a fotografare illustri sconosciuti incontrati per strada, facendo così nascere “Umani a Milano”. “Scrivo e faccio fotografie. Nel disperato tentativo di innamorarmi di nuovo della mia città ho deciso di girarla per trovare facce e storie che mi aiutino. Ogni singolo giorno. È l’unico modo che conosco. E voglio condividerlo.”, sono le parole con cui presentava l’idea lo scorso maggio, quando era ancora in cantiere. Da allora, l’ambizioso progetto si è trasformato in realtà, grazie a lui e ad Andrea Tilaro, con un blog sempre aggiornato e una pagina Facebook da quasi 3000 “mi piace”. Un censimento fotografico, made in Milan. Una iniziativa che, come nella sua versione newyorkese, anche a Milano e anche in Italia riscuote successo, e sempre maggiore interesse. Perché affascina, nella sua straordinaria semplicità, e racconta le facce e le storie di tutti i giorni. Particolari spesso trascurati, ma meritevoli d’attenzione, della vita di tutti noi.