Faber, fabriIl diavolo veste “aggratis”

Vada al diavolo l’economia, vadano al diavolo le leggi di mercato, la borsa, le statistiche, le percentuali. Facciamoci i conti in tasca, due domande sul nostro modo di spendere il denaro e su quel...

Vada al diavolo l’economia, vadano al diavolo le leggi di mercato, la borsa, le statistiche, le percentuali. Facciamoci i conti in tasca, due domande sul nostro modo di spendere il denaro e su quello in cui ogni giorno decidiamo di investire. Premetto che il discorso parte da una studentessa fuori sede dal limitatissimo budget di spese extra, per cui credo che sia rivolto a tutti. Ma in particolar modo alla mia stessa categoria.

Perché, cari giovani studenti e non, anche noi investiamo, cerchiamo di capire questo punto fondamentale. Scegliere di comprare un libro, di fare un abbonamento, persino di guardare un programma piuttosto che un altro è una scelta di mercato. E allora non c’è nulla che mi faccia saltare più i nervi quando sento gente che: “Ah io amo leggere, leggo tutti i giorni della mia vita.” Fantastico, penso io. Se non fosse che poi la medesima persona afferma: “Perché, tu compri i libri? Ah-ah che arcaica, io li noleggio in biblioteca, me li faccio prestare, li scarico in qualche modo. Altrimenti Internet a che serve?”

La follia.

Per me l’euforia di fare le cose “aggratis”, di soddisfare i propri bisogni senza sforzo, senza sacrificio, solo così si può chiamare. Follia.

Primo: se ami un settore, come può essere quello dell’editoria, come pretendi che quel settore sopravviva alle insidie del web se il primo a non voler sacrificare il kebab con patatine e bibita il sabato sera sei tu. Come fai a non capire che le tue passioni sono come i tuoi figli? E che se le soddisfi senza sforzi sei un parassita, come qualsiasi evasore fiscale?

Secondo: il discorso si potrebbe anche estendere a un livello più ampio, quasi sociologico. Ottenere quello che vuoi senza la minima rinuncia, senza l’attesa di racimolare i mezzi per raggiungere l’oggetto bramato, PER QUANTO NOBILE possa essere la tua passione, come la lettura, la musica e quant’altro, a lungo andare non potrà che cambiare (in peggio) il tuo modo di pensare e di vivere, svilendo ogni elevato proposito.

E allora, cari studenti di tutta Italia, con 50, 100, 200, 300 euro di budget mensili, cercate di capire che l’economia è anche in mano nostra, anche se non investiamo in azioni e non acquistiamo immobili. Cercate di capire quali sono le vostre passioni e “sacrificatevi” per quelle, rompete una buona volta il maialino e arricchite (economicamente) chi vi permette di arricchirvi (intellettualmente). Altrimenti se un giorno l’Italia sarà un deserto, con le edicole chiuse, le piccole librerie indipendenti alla rovina, e i negozi di musica trasformati in Esselunga, la responsabilità sarà anche vostra. 

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Linkiesta Paper Estate 2020