’O pernacchioLa Campania come la Val di Susa: il Governo che militarizza

Sembra una di quelle canzoni per bambini: per fare una bonifica ci vuole l'esercito; e per fare l'esercito, ci vuole lo stato d'emergenza. Ma sia esercito sia stato d'emergenza non sono, tirate le ...

Sembra una di quelle canzoni per bambini: per fare una bonifica ci vuole l’esercito; e per fare l’esercito, ci vuole lo stato d’emergenza. Ma sia esercito sia stato d’emergenza non sono, tirate le somme, la soluzione. Specie nell’ottica delle bonifiche territoriali, che hanno bisogno di un controllo costante da parte della popolazione (e a tal proposito: attenzione a confondere le cose; non si tratta di partecipazione nelle bonifiche, che per i non-addetti ai lavori sarebbe impossibile; ma ditrasparenza nei metodi e nei passaggi, nei mezzi e nelle tecniche utilizzate. Cosicchè, per una volta, si sappia effettivamente che cosa si sta facendo).

Arianna Ciccone, con il suo articolo su Valigia Blu e Fanpage, ci ha dato un’idea piuttosto chiara di come, in Italia, funzionino (o non funzionino?) le bonifiche: si dice che si fanno, qualcuno fa la mossa di mettere mano al portafoglio; si firmano le prime carte e poi si lascia tutto in sospeso – in sospeso per anni, decenni, quasi mezzo secolo. In Campania bonificare è una necessità. E prima ancora della bonifica, serve una mappatura del territorio così da sapere dove, quando e per quanto intervenire. Ovviamente, però, anche una mappatura manca. E lo Stato, inteso sia come Regione che come Governo centrale, anziché procedere in questo senso tarda. Tarda e rilancia, allo stesso tempo. Ai cittadini impauriti promette: vi manderemo l’esercito. Un Val di Susa versione 2.0, con soldati che presidiano la provincia, con città da racconto di guerra e zone offlimits, dall’oggi al domani. 

L’esercito non è la soluzione. Più le cose vengono blindate, più saranno condannate a non funzionare. È una logica sottile, ma perfettamente comprensibile. Soprattutto se il territorio di cui stiamo parlando è la Campania. Creare uno stato d’emergenza, dove le parti (politica ed imprenditoria, poteri forti e poteri deboli, appalti e subappalti) vengono invertite, non è la risposta per chi urla al lupo. Che la malapolitica, per una volta, si faccia da parte. Le iniezioni di danaro pubblico, senza criterio e struttura, sono destinate a fallire: spreco, sperpero; la solita storia, trita e ritrita. Usare la forza non vuol dire che, finalmente, le cose verranno fatte. Usare la forza, spesso, significa incattivire, spezzare, condannare.
Twitter: @jan_novantuno

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