Pizza ConnectionUna delle (tante) cose che non tornano del processo “Stato-mafia”

Per la verità di cose che non tornano in un processo che è necessariamente un gigante dai piedi d'argilla ce ne sarebbe più di una, che anche qui non ho mai mancato di evidenziare. Una cosa però è ...

Per la verità di cose che non tornano in un processo che è necessariamente un gigante dai piedi d’argilla ce ne sarebbe più di una, che anche qui non ho mai mancato di evidenziare. Una cosa però è d’attualità, di queste ore, e abbastanza immediata per chi la vuole sentire. Le dichiarazioni di oggi del pentito Nino Giuffré sono di particolare interesse, e un passaggio in particolare ha attirato la mia attenzione e dovrebbe attirare anche quella di chi questo processo lo sta seguendo e lo ha istruito, forse dimenticandosi qualcosa di non poco conto per strada.

“Nel ’91 partecipai alla famosa riunione della resa dei conti di Cosa nostra dove si decise l’eliminazione dei politici ritenuti inaffidabili, come Lima, i Salvo, Mannino, Vizzini e Ando’, e i magistrati ostili come Falcone e Borsellino”, ha spiegato Nino giuffrè nel corso dell’udienza del 21 novembre. Successivamente giuffrè si sofferma anche sui rapporti che hanno traghettato Cosa Nostra dalle stragi a oggi con lo snodo particolare del 1994 e i rapporti con Marcello Dell’Utri, individuato come uomo in contatto con i fratelli Graviano di Brancacio. Queste ultime sono dichiarazioni note, su cui per altro si è arrivati anche ad alcuni riscontri processuali. A stimolare una riflessione dovrebbe essere invece il passaggio citato in apertura, e in particolare nella sua seconda parte.

Giuffrè parla di “magistrati ostili”, individuando nella categoria Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, determinati a vederci chiaro su chi sedeva attorno al “tavolinu” che si sarebbe spartito la torta di 8mila miliardi di lire in arrivo per gli appalti siciliani. Un filone archiviato quello “mafia & appalti” e snobbato dai pm del processo cosiddetto Stato-Mafia. Ecco, al netto della considerazione, occorrerebbe capire, perché le parole sono importanti, perché Giuffrè ci tenga a specificare “magistrati ostili”. Un’uscita che induce a pensare che in quel periodo, e del resto ci sono anche le confidenze alla moglie e ad alcuni colleghi da parte di Paolo Borsellino, ci fossero alcuni magistrati non ostili. Ecco, alla luce di questo, mi stupisce che all’interno di un processo del genere, a questo punto, si sia deciso di indagare l’organo di polizia giudiziaria a cui sia Falcone sia Borsellino aveva affidato le loro inchieste più delicate, e non si è deciso di approfondire su qualcuna delle toghe di quella procura che, Borsellino dixit, era “un nido di serpenti”. Insomma, nell’impianto accusatorio della procura di Palermo qualcosa continua a non tornare, e finchè sarà concesso porsi dubbi e domande, ecco che si farà.

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