Pizza ConnectionIl database non è aggiornato e a Brescia, per errore, rischia l’arresto collaboratore di giustizia

Luigi Bonaventura da sette anni è collaboratore di giustizia. Ex reggente della cosca Vrenna-Bonaventura di Crotone si è pentito nel 2006 dopo il suo secondo arresto. Da sette anni riempie verbali ...

Luigi Bonaventura da sette anni è collaboratore di giustizia. Ex reggente della cosca Vrenna-Bonaventura di Crotone si è pentito nel 2006 dopo il suo secondo arresto. Da sette anni riempie verbali con le procure di mezza Italia, e pure in Europa, in particolare in Germania. La sue dichiarazioni hanno avuto e avranno peso anche su alcune indagini che riguardano i rapporti tra mafia e politica, in ultimo le indagini riguardanti la Lega Nord e i rapporti dell’ex tesoriere Francesco Belsito con alcuni esponenti della ‘ndrangheta, portate avanti dalla Procura di Reggio Calabria. Senza dimenticare la stagione dei “falsi pentiti” che ha caratterizzato i rapporti tesi degli ultimi anni nelle stanze della stessa procura reggina.

Il collaboratore di Giustizia Luigi Bonaventura

Dopo sette anni però un database non aggiornato della questura di Brescia porta la polizia ad arrestare per errore Luigi Bonaventura, salito a Brescia per partecipare ad un convegno promosso dalla locale università. Una volta in albergo arrivano i poliziotti, che in base ai dati del sistema della questura, ritengono Bonaventura latitante da dieci anni: effettivamente, nel 2003, Luigi Bonaventura, era stato latitante, per un mese, per essersi reso irreperibile. Da lì la segnalazione che ha portato al “quasi arresto” avvenuto il 6 dicembre scorso. Determinante è stata la telefonata di un magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro che ha scongiurato l’arresto del collaboratore di giustizia, che per altro ha un attivissimo profilo Facebook. Cosa sconveniente, fosse stato latitante. Tuttavia non tutti gli apparati dello Stato erano a conoscenza dello status di collaboratore di Bonaventura.

Una vicenda che da un lato getta un’ombra inquietante sulla collaborazione del pentito, e che in seconda battuta dovrebbe far sorgere ben più di un interrogativo sulla effettiva efficienza del sistema di condivisione delle informazioni tra i vari apparati delle Forze dell’Ordine, che hanno rischiato di compiere un errore marchiano e a tratti incomprensibile. Come è possibile infatti che scatti un arresto in questo modo, sulla segnalazione del solo database senza procedere ad almeno una verifica sull’effettivo status della persona ricercata?

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