It’s just a rideL’imbarazzo da empatia generato dagli Oscar dei videogiochi

 Il mondo dei videogiochi fatturerà anche più di quello del cinema, ma soffre di un incredibile complesso di inferiorità verso lo star system, che da sempre lo porta a emularlo, sia nei lungu...

Il mondo dei videogiochi fatturerà anche più di quello del cinema, ma soffre di un incredibile complesso di inferiorità verso lo star system, che da sempre lo porta a emularlo, sia nei lunguaggi che nella promozione, con risultati a tratti imbarazzanti.

Un ottimo esempio di tutto ciò sono stati i VGA, i Video Game Awards, ovvero gli Oscar dei videogiochi, evento annuale a metà tra gli MTV Movie Awards e una presentazione dei nuovi titoli in arrivo, che anno dopo anno proponeva un goffo tentativo di celebrare il mondo dei videogiochi con star di serie B che fingevano entusiasmo e siparietti tra il triste e l’involontariamente comico.

Quest’anno gli organizzatori dei VGA, dopo aver ascoltato le lamentele del pubblico, avevano deciso di trasformarli in VGX (senza che si sappia bene cosa voglia dire la X), rivoluzionando la formula: via il pubblico, via le grandi scenografia, grande spazio agli sviluppatori, streaming su ogni piattaforma possibile e grandi annunci per il futuro.

L’idea non sembrava male, ma si è rivelata persino peggio delle edizioni precedenti. Gran parte del merito di tutto ciò va data a Joel McHale, il bel volto della serie Community, che è riuscito a prendere per il culo per tre ore lo show che lo aveva ingaggiato come presentatore, citando ogni possibile stereotipo sugli appassionati di videogiochi.

Per sapere quanto è andata male vi invito a continuare la lettura qua, su N3rdcore (perdonatemi il link al mio blog personale, cercherò di limitare questa usanza).

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