Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenzaMa perché Crozza non fa Cuperlo?

“Una risata vi seppellirà”. Ricordo ancora la scritta e la risata sgangherata, sgansasciata, ossessiva e quasi satanica di un uomo in catene che usciva dal manifesto appeso al muro dell’ingresso di...

“Una risata vi seppellirà”. Ricordo ancora la scritta e la risata sgangherata, sgansasciata, ossessiva e quasi satanica di un uomo in catene che usciva dal manifesto appeso al muro dell’ingresso di un circolo anarchico e inviava il suo saluto dall’inizio del secolo al nostro gruppo di liceali che si apprestavamo a discutere di rivoluzione. Era il 1977, e mai avrei pensato che quella risata avrebbe alla fine seppellito noi stessi, la sinistra.

Le risate ci hanno distrutto, da sempre. E ogni volta noi ne abbiamo riso come se fosse la prima volta, e ne rideremo sempre, sempre convinti che la risata avrebbe seppellito il male, l’ottusità, l’oscurantismo. Il nostro diritto di ridere, anche nella disperazione, era un esercizio di libertà, più dell’esercizio del voto. E allora nacquero gli “indiani metropolitani”, e nacquero gli slogan che prendevano in giro i modi di dire che si sentivano nelle riunioni: “facciamo un salto di qualità, oop!”. Per noi, poi, che vivevamo a Firenze e che come fiorentini siamo disposti a sacrificare amicizie e amori per il diritto a far ridere e ridere, l’effetto era ancora più forte. Per un fiorentino, ridere è un dovere civico. E ridiamo convinti che se qualcuno, compresi noi stessi, viene offeso dall’esercizio di questo dovere, non merita la nostra amicizia e il nostro amore (a parte ovvie considerazioni fisiche, ovviamente).

E’ con questo spirito fiorentino che la sinistra ha sempre accolto, e accoglie ancora con piacere l’esercizio della satira, e la risata come un dovere civico, anche e soprattutto nei confronti dei nostri candidati. Se ricordo qualcosa dei miei studi classici, attribuiamo alla satira lo stesso ruolo catartico della tragedia greca. Forse per noi è un modo di “temprare lo scettro ai regnatori” migliore del Principe di Machiavelli;  la consideriamo l’igiene del mondo, almeno del nostro mondo. E continuiamo a ridere ritenendo che i voti persi per questo non siano una gran perdita e in fondo meritino di andarsene. Proprio come penserebbe un fiorentino. Così rimaniamo pochi ma buoni, intelligenti, superiori e perdenti.

In un passato lontano abbiamo tutti riso del “siluro di Occhetto” di un personaggio di Corrado Guzzanti, tanto che io continuo ancora oggi a citarlo come fosse un termine della lingua italiana della Crusca, di fronte a studenti e colleghi giovani che mi guardano interdetti. Abbiamo riso del Rutelli vitellone con la voce di Alberto Sordi. Abbiamo riso della femminilità baffuta del D’Alema di Sabina Guzzanti, perennemente in attesa di una chiamata di lui, come in una vecchia scena di un film con Anna Magnani. In tutti i casi, personaggi sprovveduti e perdenti, con la notevole eccezione del leggendario Prodi di Guzzanti, immobile come un semaforo, e evanescente come un fantasma. L’unico cui Guzzanti faceva dire: “li ho fregati”, e l’unico esponente del centro sinistra che abbia vinto le elezioni.

Oggi regna Crozza. Quasi una mania, per molti compreso il sottoscritto. E anche Crozza ha accompagnato al fallimento i politici di sinistra di turno, Veltroni e Bersani, con lo stesso cliché dei predecessori. Ha seppellito Veltroni con il famoso “ma anche”. Bersani poi ha addirittura scritto le battute, e, dopo la beffa delle elezioni, si è addirittura messo in proprio come comico. Ricordiamo Crozza dire sconsolato: “ma come, a Berlusconi dici ‘ti conosco mascherina’?”  E anche Crozza, come i Guzzanti ha contrapposto alla sinistra la figura di un Berlusconi furbo, con l’intercalare ossessivo “che figata”, e con lo stesso machismo della persona all’altro capo del telefono nel D’Alema di Sabina Guzzanti: machismo racchiuso nella leggendaria battuta: “girati Italia”. Ed è sempre finita nello stesso modo. All’Italia non piace “girarsi”, ma se la sai prendere alla fine si gira. Ci piace Pinocchio, ma votiamo per Lucignolo. 

Eccoci all’impatto di Crozza sulle primarie del PD. Come fa Renzi? Lo fa come un furbo (di destra) o un bischeraccio (di sinistra)? Crozza lo ha ristrutturato per queste primarie, ed è interessante notare la differenza tra prima e dopo. Ai tempi dello scontro con Bersani lo faceva tonto come gli altri. Ricordiamo battute leggendarie come: “sono così giovane che sull’auto blu c’è scritto: bimbo a bordo”. Sotto il profilo dialettale il personaggio non era curato. La “e” troppo aperta lo faceva volare ottanta chilometri a ovest, tra Pontedera e Pisa. Ricordo che Renzi stesso glielo fece notare dicendogli una volta: “Pisano no, eh!”. Tra parantesi, questo è un esempio della priorità e dell’imperativo della battuta dei fiorentini di cui parlavo sopra. Se prendi un politico fiorentino e lo fai pisano, lui ti dice, anche in televisione: “pisano no!”, e se ne frega se qualcuno a Pisa povero di spirito possa togliergli il voto. Comunque sia, con un pisano a Palazzo Chigi la questione doveva essere sistemata e Crozza ha ristrutturato Renzi in maniera incredibile. Ha lavorato sul finale dei verbi in “are”, mettendo in evidenza una tonalità dell’accento fiorentino che anch’io non avevo mai notato. E’ una tonalità che ci dà un tono popolano, che ricorda quella del “vaija”, che è un nostro intercalare colloquiale. Ma, a parte il dialetto, Crozza fa un Renzi furbo. Soprattutto nelle prime puntate, quando rispondeva alle domande di Zalone con un primo sorriso del dentone, ricordava chiaramente il “dentone” interpretato da Alberto Sordi, che sbaragliava tutti i concorrenti a un concorso per speaker del telegiornale, e sbaragliava anche la commissione che lo voleva bocciare a tutti costi per il suo aspetto. Ora invece ha introdotto la carota che ricorda in maniera esplicita Bugs Bunny o Roger Rabbit. Ma l’effetto è lo stesso. Chi non voterebbe per Bugs Bunny?  O Roger Rabbit?

Quindi, se il passato ci consente di prevedere il futuro, la caratterizzazione di Crozza dovrebbe andare a vantaggio di Renzi, non sappiamo se nell’intenzione esplicita o meno dello stesso Crozza. Ma resta un mistero. Perché Crozza non fa Cuperlo? Quando si sono incrociati a Ballarò, pensavo che Crozza l’avesse già nel mirino. “Sembra un Sallusti con la parrucca”. Nosferatu col toupé: era sulla strada giusta per un gran personaggio. L’unica cosa che non torna è il mento allungato e le labbra serrate, anche quando parla. Ed ecco che mantenendo l’aspetto “evil” viene fuori il Joker dei fumetti di Batman. Tutta roba anni 60. Anche l’inaugurazione della sua campagna sembrava una vecchia trasmissione di Arbore, dove i giovani andavano a insultare i cantanti di allora. La differenza è che i giovani di Cuperlo erano docili, e la figura di Joker che allora leggevo sui fumetti, ora era sul video, in mezzo ai giovani. Perché Crozza non lo fa? Non ditemi che un Joker ventriloquo che parla come Maria Teresa di Calcutta non fa ridere. La risposta che mi sono dato è che forse non meritava l’investimento di uno studio. Renzi te lo ritrovi, Cuperlo passa. Mi sono sbagliato?  

Chiediamo quindi a Crozza di gettarsi in ginocchio, con comodo, e che, con la voce di Brunetta, ci dica “non faccio Cuperlo perché…(spiego)”. E poi mi dia di “cretino”, che detto con la voce di Brunetta è un portafortuna. In subordine, chiediamo che ci rimandi a: “Risposte a domande a cazzo, Cairo editore, in edicola a un euro”.