Bisognerà aspettare la fine delle indagini per capire esattamente la dinamica di quanto successo. Quindi vale la pena allontanarsi di un passo dall’ultimo caso di cronaca – il 15 dicembre a Brescia un meccanico 29enne rientra in casa da una battuta di caccia, sorprende due ladri, li insegue in un vicolo e ne uccide uno con un colpo di fucile, non è chiaro se accidentalmente o volontariamente – e enunciare un principio teorico che troppo spesso i media e l’opinione pubblica ignorano.
La legittima difesa è una causa di giustificazione, cioè evita a chi commette un reato – in questo caso l’omicidio – di essere perseguito per lo stesso, e ha dei requisiti ben precisi. In particolare qui rileva il fatto che la reazione di chi si difende debba essere “necessaria” e “proporzionata” all’offesa. La proporzionalità è da intendersi in modo non eccessivamente restrittivo, e nel caso si sorprenda uno sconosciuto in casa propria anche sparare con un’arma da fuoco potrebbe essere ritenuto non eccessivo. Il punto in questo caso è la “necessità”.
Se i ladri sorpresi stanno inequivocabilmente fuggendo la minaccia alla propria incolumità viene meno. La “necessità” di aprire il fuoco per difendere la propria vita non sussiste. E sparare per recuperare la refurtiva è sicuramente un caso di sproporzione tra bene che si vuole difendere (proprietà) e bene che si offende (vita).
Sul caso concreto, come detto, decideranno i giudici alla luce dei dettagli che emergeranno nel corso delle indagini. Come regola generale (che tutti dovrebbero conoscere) vale la pena ricordare che non si può inseguire un ladro e piantargli una pallottola tra le scapole, sperando di essere tenuti fuori dal carcere per legittima difesa.