Avenida BrasilOra il Brasile teme il deflusso dei capitali

I brasiliani attraversano sempre più i confini per investire in azioni, valuta estera e obbligazioni, soprattutto negli Stati Uniti, peraltro in fase di uscita dalla crisi. Quest'anno, il saldo deg...

I brasiliani attraversano sempre più i confini per investire in azioni, valuta estera e obbligazioni, soprattutto negli Stati Uniti, peraltro in fase di uscita dalla crisi. Quest’anno, il saldo degli investimenti verdeoro in azioni e titoli a reddito fisso esteri ammonta a 8 miliardi dollari già a ottobre, e ciò al netto dei capitali in entrata. Il volume è maggiore del 14 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e il più alto in dieci anni. Si tratta per lo più di investitori dotati di grandi patrimoni, sia aziende che persone fisiche, che cercano protezione contro la svalutazione del real comprando assets denominati in valuta forte, in particolare in dollari.

Il contesto in cui si collocano queste tendenze è il recupero dei paesi sviluppati e la prospettiva che, passata la crisi, la crescita delle loro economie sia più vigorosa rispetto a quella brasiliana. 

Negli Stati Uniti , l’indice Dow Jones è cresciuto del 25% nel 2013, mentre il brasiliano Ibovespa è sceso del 28%, correggendo i dati per la variazione del cambio dollaro/real.

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La seconda ragione è il deterioramento delle finanze pubbliche e dei conti con l’estero del paese, che può portare a un downgrade del rating del governo e, a rimorchio di questo, delle principali imprese. Le istituzioni finanziarie sono guidate nell’allocazione degli investimenti dal rating. Una diminuzione di quello brasiliano diminuirebbe la quantità di dollari in circolazione in Brasile, rendendoli più cari.

Ciò ha causato quest’anno una forte svalutazione del real, che ha accumulato una perdita del 12,8 % contro il dollaro, nonostante le operazioni quotidiane della Banca centrale brasiliana. Il Banco Central sta offrendo 500 milioni di dollari al giorno per frenare la rivalutazione del dollaro.

Il giornale Folha de S. Paulo ha consultato cinque istituzioni (Bradesco, HSBC, Banca del Brasile, Santander e JP Morgan), che offrono investimenti esteri agli investitori locali, e tutte hanno registrato un aumento della domanda di questi fondi. “La Borsa soffre una crisi di fiducia, causata dall’alta inflazione e dal costante intervento del governo nelle imprese con prezzi regolamentati (come ad esempio concessioni energetiche e stradali). Anche gli investimenti a reddito fisso hanno cessato di essere una sicurezza dopo lo shock ai rendimenti causato dal rialzo del tasso di sconto, deciso nell’ultimo anno dalla Banca Centrale come misura per contenere l’inflazione (che viaggia da diversi anni intorno al 5-6 %, n.d.r.)”, dice Achille Mosca, strategist della società di gestione del Banco Santander.

“I brasiliani hanno avuto sinora ottime opportunità di investimento in patria, sia in Borsa che nel reddito fisso. Non c’era questa richiesta di diversificazione e protezione con investimenti all’estero, come adesso”, dice Joaquim Levy , amministratore delegato di Bradesco ed ex segretario del Tesoro. “La domanda si è intensificata quest’anno, grazie alle prospettive di crescita più consistenti nell’emisfero nord”, ha dichiarato Carlos Massaru, del Banco do Brasil.

La Saxo Bank danese ha iniziato ad operare in Brasile nel mese di ottobre, avendo come target proprio  questo mercato. La banca è uno dei maggiori fornitori di tecnologia per i gestori che investono in valute, azioni e titoli di paesi diversi.

Nonostante il rilevante flusso in uscita, l’ importo rappresenta circa il 2 % delle riserve internazionali, ovvero dei 376 miliardi dollari detenuti dalla Banca Centrale per evitare che un deflusso massiccio di denaro provochi un’eventuale impennata del dollaro. Si tratta piuttosto di un campanello d’allarme, che va recepito e compreso, perché i fondamentali dell’economia restano buoni e grande è l’attesa per i grandi eventi dei prossimi anni, Coppa del Mondo già nel prossimo giugno e Olimpiadi di Rio del 2016. Julio Callegari, direttore esecutivo di JP Morgan, dice che “ancora non si tratta di una fuga dei brasiliani dal Brasile”. Tantomeno degli stranieri, che continuano anzi a investire massicciamente. I gestori, però, seguono con attenzione le azioni del governo per impedire un ulteriore peggioramento dell’economia, che potrebbe accentuare la svalutazione del real e il flusso in uscita. “Quello che ci dirà se questo movimento è destinato a durare e a rafforzarsi sarà la risposta del governo al deterioramento dell’economia “, dice Callegari.

Ed il fatto che il 2014 sia un anno elettorale (le presidenziali sono fissate per ottobre) aggiunge incertezza al quadro che abbiamo tracciato.

(questo post è tratto dalla Folha de S. Paulo, vd. http://www1.folha.uol.com.br/mercado/2013/12/1384928-investimento-brasileiro-no-exterior-e-o-maior-na-decada.shtml)

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