Così è…se traspare. Storie di finanza e (mancanza di) trasparenzaColei che la dava a Davos

Mentre aspetto il treno in un club Eurostar leggo su Repubblica di una mia concittadina che girava in un suv a Davos, dove faceva la escort per i potenti riuniti a convegno. E’ l’occasione per qual...

Mentre aspetto il treno in un club Eurostar leggo su Repubblica di una mia concittadina che girava in un suv a Davos, dove faceva la escort per i potenti riuniti a convegno. E’ l’occasione per qualche considerazione semiseria, scritta sulla tratta Milano-Firenze del Freccia Rossa, sul ruolo della Jolanda in politica, finanza, e…ora anche a un convegno? Questa sembrerebbe la novità. La gnocca gira non solo dove si chiudono affari e si ungono decisioni, ma anche dove si scambiano le idee. Ed è questa connessione tra sesso a pagamento e idee che rende ridicolo l’uno e le altre. Quasi ridicolo come sarebbe trovare le escort a un convegno di matematica o filosofia.

Innanzitutto mi inorgoglisce che la mia città si distingua nell’offerta di questo servizio, nel quale intravedo interessanti sinergie con il turismo, anche quello dell’arte. Infatti, la professionista fiorentina ricorda alla stampa che un suo cliente, dopo aver fatto l’amore, ha voluto parlare per circa due ore di arte fiorentina. La professionista è riservata e non ci ha detto quanto sia durato complessivamente l’incontro amoroso (due ore e dieci?). Né ha rivelato se il cliente fosse veramente un perverso di quelli che vogliono essere chiamati Giotto da Bondone durante l’atto o che fanno l’urlo di Munch quando raggiungono l’orgasmo.

Comunque, è un’idea che se fossi l’assessore alla cultura di Firenze non lascerei cadere: trombi e poi…vedi gli Uffizi. Basta ricavare una piccola alcova prima e poi l’attesa in coda ritarderà di una media di sedici minuti, se non ricordo male le statistiche sulla durata dell’atto sessuale. E poi finalmente una sfida ad armi pari: tu devi mantenere l’erezione più che puoi, gettando le palle oltre l’ostacolo, e lei deve tenere la conversazione sull’arte e sul rinascimento. E lei è addirittura messa peggio perché per quest’ultima prova di durata non è ancora stato scoperto nessun viagra!

Insomma, il giro di escort a Davos ci dice che siamo nell’epoca del “trombare colto”. Un tempo di questo si rideva. Ricordo che nel secolo scorso storie così le scriveva Woody Allen, e ci facevano morire dal ridere. Ora sono in treno, e non ho il libro a disposizione, ma ricordo che il pezzo suonava più o meno così: conosco una bambina che per cinquanta dollari ti parla di esistenzialismo tutta la notte, e ti tira anche dei paralleli con Kierkegaard. Questo che un tempo faceva ridere oggi è una notizia normale. Il “trombare colto” è stato sdoganato dai potenti della politica e dell’economia.

Da noi in Italia, inutile dire chi ha guidato questa rivoluzione copernicana, questa presa di coscienza della stella intorno a cui tutto ruota e che tutto attrae. Se poi non fosse bastato il nostro, di destra e quindi epigono dell’edonismo reaganiano, Hollande ha confermato che questa rivoluzione copernicana è la presa di coscienza di un risultato scientifico, e come tale non ammette destra o sinistra, e va oltre ogni fede e ideologia. Riconosciamolo: ogni uomo dell’Occidente di fronte alla vicenda di Hollande si è sentito un coglione. Io personalmente, che sono un oscuro professore universitario senza un attimo di tempo, se non questi minuti in treno, mi chiedo: ma possibile che invece di essere sotto stress il Presidente della Repubblica Francese alle cinque del pomeriggio stacca, prende il motorino, mette la valigetta dell’allarme atomico nel bagagliaio, si infila il casco e va a trombare?

Effettivamente, la storia italiana e quella francese sembrano segnalare che, al di là delle idee politiche, questo è il segno del comando: trombare al di là di tutto. Se posso permettermi un’osservazione seria, e un po’ blasfema, in questo pezzo satirico, questa scoperta va nel senso dell’osservazione che Adriano Sofri faceva da Fazio (a proposito del libro su Machiavelli che correrò ad acquistare) sabato sera sul fatto che l’uomo di potere riesce a tenere comportamenti e prendere decisioni che un uomo normale non sarebbe in grado di prendere. Lui parlava di ordinare azioni di guerra, una tragedia, io parlo di prendere queste decisioni trovando il tempo di andare a trombare, una farsa.

E non può non venire in mente il proposito di astinenza sessuale dell’attuale presidente della Regione Sicilia, all’indomani della vittoria alle elezioni. Quel proposito non era dettato dalla preferenza omosessuale, ma dal proposito quasi sacrale che dedicarsi alla cosa pubblica richiede un pulizia morale quasi monacale, anche, ma non solo, al fine di escludere possibili scandali o ricatti. Sembra invece che gli uomini di potere del nostro tempo non sentano questa sacralità.

Diverso è quando la professione si rivolge al ceto medio e al resto della popolazione, Restando alla mia città, e a un recente scandalo di incontri che si consumavano in un hotel lungo l’Arno, è facile osservare come il livello cali. Qui siamo alla tradizione boccaccesca nostrana. Questo non è “trombare colto”. Questa è la storia di una signora straniera di nome Adriana che svolgeva il più antico mestiere del mondo, senza circondarlo di discettazioni colte. Qui siamo passati dal foie-gras e caviale di Davos alla trippa e al lampredotto dell’arco di San Pierino. E d’altra parte i clienti, professionisti fiorentini, già abituati al bello, tutto si aspettavano in questi incontri meno che una discettazione sul bello. E mi onora, come fiorentino, che di questo interesse artistico abbiano lasciato traccia nelle intercettazioni telefoniche. Un giornale fiorentino riportava il finale di una di queste intercettazioni in cui uno chiedeva: “e se ci hanno intercettato?” e l’altro rispondeva: “beh, si saranno fatti una bella sega”. (Il giornale ometteva l’ultimo termine che io ho completato, conoscendo la lingua). Ecco che la nostra classe media fiorentina va oltre la sindrome di Stendhal. Scherzo ovviamente, questo è il trombare in vecchia versione, senza storia dell’arte, senza burlesque, senza drammoni familiari di tradimenti seriali.

La mia concittadina che la dava a Davos ha anche dichiarato alla stampa che il suo lavoro le piace, perché le consente di esercitare un potere sugli uomini. E su questo ha veramente ragione. E’ la stessa cosa che ho pensato nell’unica occasione della mia vita in cui mi sono trovato di fronte a una escort, alla fine di una cena di lavoro. Perché, chiunque tu sia, di fronte a una escort senti il conflitto tra il richiamo primordiale a andarci, e quella dell’uomo moderno cui non piace vincere facile. Sempre per citare Woody Allen, stavolta da “Io e Annie” ti senti come un comico che deve far ridere un pubblico che è pagato per ridere.

Per essere espliciti, il dilemma è che se non ci vai ti senti impotente, e se ci vai ti senti un puttaniere. Devi solo scegliere e, nonostante il ventennio che abbiamo vissuto in Italia, io non considero ancora che “puttaniere” sia un titolo onorifico. In quell’occasione ho veramente pensato che il fatto che esista la professione delle escort è umiliante per gli uomini più che per le donne, proprio come ha confermato oggi la mia concittadina. Ma forse la proposta che è capitata a me non era “trombare colto”, come quello di cui ha parlato sul giornale la mia concittadina. Forse se avessi incontrato una come lei, mi avrebbe convinto a seguirla con poche parole. Invece della vecchia scusa di farti accendere, come dai film in bianco e nero, avrebbe semplicemente chiesto, “Lei di cosa si occupa?”, “Di rischio, particolarmente di copule”, avrei risposto. “Che coincidenza, mi occupo di copule anch’io…” E di cosa nasce cosa…