GloβSnowden barricato e sempre più criptico

Grande pubblicità per l’intervista di Snowden andata ieri in onda sulla tv tedesca NDR. Esclusivissima, si era annunciato, forse perché Snowden per la prima volta si concede ad un giornalista estr...

Grande pubblicità per l’intervista di Snowden andata ieri in onda sulla tv tedesca NDR. Esclusivissima, si era annunciato, forse perché Snowden per la prima volta si concede ad un giornalista estraneo al suo circolo, Hubert Seipel. L’intervista non era in diretta, ma il martellamento mediatico permette sicuramente di tenere il caso Snowden vivo.

L’intervista è stata registrata a dicembre scorso, e quindi molto probabilmente è stata organizzata insieme all’intervista natalizia dei giornalisti Gellman e Poitras, entrambi del network di Snowden, una esiliata a Berlino – forse tutti giunti a Mosca in comitiva.

Ma ormai il pubblico non si fa più domande: tutto quanto riguarda Snowden è top secret, paradossalmente come i documenti presi alla NSA.

Alla fine Snowden si schiera con le gole profonde tradizionali, non con i whistleblower 2.0 alla Manning. Tutta la puntigliosità  di Snowden nelle modalità di pubblicazione si spiega da questa ricerca ossessiva (e contraddittoria) di legalità, per minimizzare la condanna.

È come se Snowden stesse modellando la sua opera magna, c’è una palpabile velleità autoreferenziale nella sua regia del Datagate.

D’altra parte Snowden ha una schiera di avvocati dalla Russia all’America, alla quale si aggiunge la Radack molto presente nei media come Greenwald. Questo doppio fronte, giornalistico e legale, spiega perché la comunicazione di Snowden risulta così complessa e tortuosa, a lungo andare anche noiosa.

Tuttavia, ieri notte è stato piuttosto comico raccogliere le reazioni nei primi minuti dello streaming di ARD. L’intervista è stata doppiata in tedesco e, se non fosse per il live-tweeting di qualche volontario in inglese, ancora una volta l’operazione della diretta sarebbe stata completamente pleonastica.

Questo pomeriggio, dopo una valanga di critiche, la NDR ha rimediato pubblicando la versione originale dell’intervista (bloccata per questioni di copyright ma ora disponibile su Dailymotion) però è tardi.

Forse Snowden sta moltiplicando le finte dirette per compensare un impedimento, certo, realistico (è minacciato di morte da ufficiali US) ma pur sempre ingombrante in un’epoca social. Ha tutta la nostra comprensione e lo incoraggiamo a trovare un compromesso plausibile tra sicurezza e mass media.

Ma la mossa del doppiaggio era prevedibile, la tv tedesca NRD mi aveva risposto in questi termini prima dell’intervista:

Insomma abbiamo tutte le ragioni di credere che qualcuno (l’autore dell’intervista Seipel o la tv tedesca) abbia dovuto mediare con il governo Merkel per non infastidire troppo il governo americano. È il primo doppiaggio politico dopo la caduta del muro di Berlino.

Non era sufficiente che l’intervista fosse inaccessibile sul territorio statunitense?

Se non altro, su internet sono spuntate le prime trascrizioni in inglese dell’intervista di fatto “criptata”. Ed eccone la sintesi:

Snowden reitera il suo tormento legale riguardo alla giustizia americana, mentre sulla tv americana la sua avvocata Raddack insiste sull’amnistia, unica condizione per un ritorno di Snowden in patria.

Poi, Snowden analizza l’ipocrita riforma della NSA proposta da Obama: “Quei programmi di sorveglianza non servono e non proteggono la popolazione. Con un tale potere, il governo americano è già atto a fare guerre preventive.”

Snowden è chiaramente il primo ad avere coscienza del potere spaventoso dei servizi segreti oggi: nemmeno il più insignificante dei cittadini è al riparo di una tale tecnologia.

Ma che succede quando ad essere spiati sono i cittadini d’eccezione? L’intervistatore Seipel arriva infatti alla domanda fatidica: gli Americani si sono avvantaggiati delle intercettazioni operate sulle grosse imprese nazionali come Mercedes e Siemens? La risposta è scontata ma Snowden non vuole scavalcare il lavoro dei giornalisti.

E qui noi otteniamo la conferma che Snowden rifiuta (e forse da conservatore aborra) il metodo Wikileaks, che consisteva nella pubblicazione dei leaks originali prima di ogni trattamento giornalistico.

In questo modo Snowden altera la funzione del whistleblower, la funzione disinteressata. Anzi, ci sono molte probabilità che, al modello impersonato da Snowden, subentreranno figure sempre meno spontanee, whistleblower incaricati. Spie insomma.

Di questo passo, l’interesse pubblico rischia di essere confuso con interessi relativi, privati, personali.

Snowden pretende il controllo sulla divulgazione dei suoi leaks e per noi è già un comportamento sintomatico di un futuro in cui data e segreti saranno in vendita come qualsiasi altra informazione.

Il pragmatismo di Snowden cela un’ambizione che si sposa perfettamente con la politica liberale di molti imprenditori come abbiamo rilevato a Davos la settimana scorsa.

Molte cose non saranno dette, molti dettagli saranno elusi e molti leaks saranno semplicemente cancellati. La privacy forse non esiste più, ma l’omertà sì.

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