Non aprite quelle porteAnche gli uomini spettegolano (e non sanno mantenere i segreti)

I Goonies già ce lo avevano insegnato: gli uomini non sono bravi a mantenere i segreti. Messo alle strette dalla banda Fratelli, il povero Chunk, infatti, racconta tutto, ma proprio tutto, compresa...

I Goonies già ce lo avevano insegnato: gli uomini non sono bravi a mantenere i segreti. Messo alle strette dalla banda Fratelli, il povero Chunk, infatti, racconta tutto, ma proprio tutto, compresa la cosa più cattiva mai fatta, ovvero portare al cinema la famosa bottiglia che sembrava vero vomito godendo delle ovvie conseguenze.

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Ma Chunk non è nient’altro che uno di noi, o meglio uno di voi. Sì, proprio di voi – signori e signorini – che accusate noi – signore e signorine – di essere facili al pettegolezzo – ma quando mai? – e di non saper tener chiusa la bocca.
Studi d’oltremanica, infatti, dimostrano che gli uomini, pur considerandosi tombe viventi, riescono a mantenere un segreto per sole 2 ore e 47 minuti, contro le 3 ore e 30 minuti delle donne. Quarantatre minuti non sono certo una grande differenza, lo so, ma questa differenza diventa abissale nel momento in cui si considera che, fin dalla preistoria, la chiacchiera facile è stata dipinta come esclusivo appannaggio femminile. Dagli uomini, ovviamente.
Anzi, dagli stessi uomini che – come hanno sottolineato i ricercatori – non hanno più bisogno di andare al bar per raccontare i peccati di Peyton Place, ma possono tranquillamente farlo sui social network, riuscendo così a spifferare il segretissimo segreto in meno di 2h47, attuale record mondiale.

Questo primato, per chi se lo chiedesse, appartiene a un ex-yuppie con l’orologio d’oro e la brillantina nei capelli, che, durante una nostalgica serata amarcord in compagnia di un amico, ha pensato bene di dismettere gli abiti aderenti, distintivo moderno dell’uomo di successo, per indossare di nuovo quelli alla Don Johnson e, così vestito, mangiare di gusto un piatto di pennette alla vodka, giurando a se stesso e facendo giurare all’amico di non confessare mai a nessuno – nemmeno sotto tortura – questa vergognosa caduta di stile. Due ore e quarantasette minuti dopo, le pennette alla vodka facevano bella mostra sul profilo Instagram dell’amico, con hashtag #disagio #imbarazzo #foodpornvintage #milanodabere #orologiosulpolsino #craccochi?.

Ma tranquilli, in questo enorme – quasi biblico – lasso di tempo qualcun altro aveva già:
– spifferato alla madre che la sorella gli aveva fatto promettere di non dire ai genitori di aver speso 800 euro per una borsa (0h13, il tempo di chiudere la chiamata con la sorella e comporre il numero della madre);
– accennato al collega della tresca appena scoperta tra il segretario e la dirigente (1h34, ma solo perché il collega era irreperibile);
– raccontato all’amico della dolce attesa di un’altra amica, aggiungendo la sempreverde frase: «Ma è un segreto e mi ha detto di non farne parola con nessuno. Quando te lo dice, tu simula sorpresa» (1h58, per scrupolo morale).
Insomma, che siano 2h47 o 3h30, la conclusione è una sola: c’è un’allegra comare in ognuno di noi. Uomini e donne. Tronisti e corteggiatori. Amici e nemici.
Amen. Ma acqua in bocca.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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