Archipelago-townNuova Accademia, soliti Arabeschi

L'Italia, come si sa, è il paese in cui 'sono accampati gli italiani' (Flaiano dixit) una tribù affetta da una ancestrale, e non modificabile familismo amorale che, come ha correttamente concluso E...

L’Italia, come si sa, è il paese in cui ‘sono accampati gli italiani’ (Flaiano dixit) una tribù affetta da una ancestrale, e non modificabile familismo amorale che, come ha correttamente conclusoEdward Banfieldnel suo libro del 1958, costituisce la base morale della sua ‘arretratezza, o discostamento dal resto del mondo occidentale.

In Italia, come si sa, il merito va punito e limitato con tutti i mezzi possibili in quanto categoria ostile e concorrente alla categoria imperante e indiscutibile: quella della famiglia e dei suoi familismi.

Se tifi per la mia squadra di calcio, siamo parte della stessa famiglia.

Se tifi per un’altra, siamo acerrimi nemici.

Di qui lo stupore nel leggere, negli ultimi giorni, il coro di stupiti e oltraggiati commenti alla pubblicazione delle motivazioni con cui, il comitato di (insipienti) ‘saggi’ selezionati per il settore concorsuale “Progettazione architettonica―Riccardo Campagnola, Giuseppe Ciorra, Cherubino Gambardella, Luca Ortelli, Benedetto Todaro― ha classificato come idoneo (20%) o non idoneo (80%) una pletora di aspiranti architetti insegnanti.

Una lettera indignata è stata scritta dalla associazione Italiana di cultura e critica al Ministro dell’Istruzione, quando, come si sa, anche i ministri sono selezionati non sulla competenza, ma sulla rete di amicizie.

Come si sa, sono stati eletti, in Italia, un ingegnere a capo del Ministero di Giustizia, e un avvocato a capo del Ministero delle Infrastrutture.

Se c’è da eleggere il rettore di una scuola di design, si elegge uno scrittore, figlio di cattedratico e amico di amici. eccetera, eccetera.

Personalmente, non mi stupirei nel vedere un chirurgo vincere la carica di progettazione architettonica, o un architetto vincere la cattedra di chirugia.

Per cui non capisco come mai ci si stupisca che, i professionisti considerati affermati, siano da considerare ‘non idonei’ allo svolgere l’insegnamento della progettazione architettonica e che sia meglio assumere, per quel fine, chi ha scritto innumerevoli pagine sul Palazzo di Diocleziano per un decennio senza aggiungere nulla di nuovo, o di originale, alla (copiosa) letteratura esistente sullo stesso.

Come si evince chiaramente anche da una lettura frettolosa, i commenti riflettono una legge che vige, nelle Università come in tutti gli altri istituzioni pubbliche italiane (ospedali, tribunali, giornali, eccetera).

Questa legge prevede che, per fare carriera, occorre essere in possesso dei seguenti requisiti (in ordine di importanza)

1          avere una relazione di parentela con un cattedratico

2          avere una relazione sessuale con un cattedratico

3          aver fatto il tirapiedi di un cattedratico per 2 decadi almeno

Queste legge prevede inoltre che non possa fare carriera

1          chi non ha nessuna relazione con la sede presso cui fa richiesta

2          chi ha studiato ed operato fuori dai confini nazionali

3          chi ha dimostrato competenze professionali apprezzate da terzi

4          chi ha pubblicato opere in lingua diversa dall’italiano

5          chi è percepito come un innovatore

6          chi sembra avere successo professionale

Come risulta evidente a chi vuole fare l’esilarante esercizio di leggere alcuni dei giudizi emessi per giustificare, con spettacolare esercizio di retorica, l’idoneità di chi è stato ammesso obtorto collo perché qualche ‘barone’ universitario senza esperienza alcuna di progettazione ne ha imposto il passaggio.

Prima che appaia il solito blog di Luca Molinari che ci possa spiegare i meriti di questo sistema (che lo ha giustamente reso ‘idoneo’) o i motivi per cui lui crede nel sistema Italia, si offre, a titolo di esempio, la seguente emblematica descrizione (errori grammaticali inclusi)

Il candidato è dottore di ricerca in Composizione Architettonica allo IUAV nel 1998. Dopo aver usufruito di diversi assegni di ricerca, diventa R.U a Milano nel 2007.

tiene corsi e partecipa attivamente alle attività di ricerca della sua scuola, cntribuendo parallelamente a riviste e altre iniziative.

Gli scritti affrontano soprattutto tre temi: il Palazzo di Diocleziano a Spalato, monografia che sviluppa il tema di dottorato, una specie di ossesione gardelliana e, forse la parte meno rilevante, una serie di articoli d’occasione su autori contemporanei.

Con il dovuto terrore per una posizione davvero poco interessata a ciò che accade attorno all’architettura il candidato è abilitabile.

Come tutti sanno, il messaggio subliminale di questo capolavoro retorico è il seguente: questo proprio non va selezionato, lo considero addirittura pericoloso, ma me lo hanno imposto, e io devo fare buon viso a cattivo gioco.

Come ha detto, once and for all, Ennio Flaiano. ‘In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco. Viviamo in una rete d’arabeschi.

Amen to Italy!

conrad-bercah