Le primarie per la scelta del candidato ad un’elezione diretta sono uno strumento potente ed efficace di democrazia dal basso. Non solo, esse hanno una valenza simbolica altissima, essendo in definitiva la più alta testimonianza di fiducia nella trasparenza e nella partecipazione che un partito politico può esprimere e che si risolve, in ultima analisi, nell’allargare e delegare all’intero proprio elettorato quella che è una delle funzioni essenziali di un partito politico, forse quella più importante, la selezione della classe dirigente che si propone alla collettività.
Proprio per questo, le primarie sono uno strumento delicato.
Se usato male, o con secondi fini, possono causare danni gravissimi, allontanando invece che avvicinando gli elettori, che certo non apprezzano il fatto di essere strumentalizzati da soggetti screditati e sulla difensiva.
Un esempio di questa situazione è proprio quello di Pioltello, dove l’amministrazione uscente è dimissionaria per l’arresto del sindaco, arrestato e reo confesso di aver ricevuto una bustarella da 20mila euro. “E’ stata la debolezza di un momento, di un singolo”, si sono affrettati ad affermare i suoi compagni di partito e di maggioranza, che fino al giorno prima della confessione faevano a gara in dichiarazioni di solidarietà e di certezza di assoluta innocenza del loro leader.
Manifestazioni di estraneità ai fatti che si sono ripetute, con stucchevole puntualità, quando poche settimane dopo sono stati arrestati per gravi reati i protagonisti della bonifica dell’area ex Sisas, uno dei nodi critici della politica locale pioltellese da oltre trent’anni.
In questa situazione, il PD locale cerca di rifarsi una verginità invocando a gran voce primarie per la scelta del candidato sindaco, per la scelta cioè del successore di quel Concas suo leader indiscusso fino a inizio dicembre, ma ormai fuori gioco per le mazzette di cui sopra.
Diciamolo chiaramente, sono primarie false.
Sono primarie false perché sono invocate da un gruppo che ha fatto della chiusura alla partecipazione, della gestione padronale del PD (fino a rifiutare arbitrariamente la tessera a militanti scomodi) la sua stella polare, come testimoniano i dati sull’affluenza alle primarie nazionali del dicembre scorso, dove – in un momento di grandissima mobilitazione nazionale, che ha goduto per mesi del traino della Tv e di tutti i media – a Pioltello l’affluenza è stata di meno di un terzo di quella di Comuni di dimensioni analoghe.
L’operazione del PD pioltellese è infantile nella sua ipocrisia: si cerca di affidare ad un elettorato bonsai, così ridotto non per caso, ma a seguito di anni di volontaria “potatura” di ogni dissenso, di ogni possibilità di reale partecipazione, di vero confronto su metodo, temi e contenuto della politica locale, una rilegittimazione di un gruppo dirigente screditato e delegittimato. Come dimostra il fatto che – lungi dall’aprire un percorso e un metodo di confronto da mettere a disposizione delle singole candidature – quello stesso gruppo si è affrettato a incoronare il “delfino” del sindaco arrestato quale suo candidato, definito espressamente “candidato unico del PD di Pioltello”. Per capirci, un po’ come se nel settembre 2012 il PD nell’indire le primarie per la scelta del candidato premier avesse dichiarato “primarie si, ma sia chiaro che il candidato unico è Bersani”.
Dove poi ha portato quella scelta tutti abbiamo avuto modo di constatarlo.
Un PD che evita di aprire un confronto sul metodo, che tenta di imporre scelte che sa impopolari facendo leva sul senso di appartenenza di un gruppetto di militanti in costante riduzione ha di fatto smesso di essere PD, perché ha abbracciato una strada che è l’antitesi della democrazia.
E’ un gruppo che si assume una responsabilità grave, perché screditando e strumentalizzando il metodo delle primarie inquina uno strumento prezioso ma estremamente delicato. E’ un gruppo che di fatto nell’indirle nega le condizioni stesse di primarie vere, che presuppongono quale precondizione per la partecipazione la condivisione di valori di fondo di trasparenza e democrazia diretta, e dunque la solenne dichiarazione da parte di tutti i partecipanti ad appoggiare senza riserve quello tra loro che prevarrà in una competizione che tutti quindi assumono corretta e leale. Che condivisione può esserci con chi invece vuole usare le primarie come strumento di vero e proprio lavaggio di una politica sporca? Con chi tenta di rivolgere a proprio vantaggio l’imopverimento dello strumento primarie attraverso un lucido disegno di allontanamento dell’opinione pubblica? Con chi non solo rifiuta il confronto, ma nelle ultime settimane ha dovuto più volte, spesso offendendo l’intelligenza dei suoi elettori, prendere le distanze dai capisaldi della propria azione politica degli ultimi 8 anni? Con quale serenità, in queste condizioni, un candidato che ha sempre denunciato il malaffare della politica di Pioltello potrebbe impegnarsi – senza un preventivo serrato confronto sul metodo, sulle persone, sulla loro postura etica, sulla loro responsabilità politica – in una sfida per partecipare alla quale dovrebbe giurare solennemente di appoggiare, se sconfitto, persone che si sono sottratte alla benché minima autocritica?
Sono primarie false, primarie bonsai. Si ritorceranno contro chi cerca di farsene scudo. Per questo diciamo no, grazie.