Pizza ConnectionRapporto Direzione Nazionale Antimafia/6 Pennisi: sul reato di disastro ambientale “meno avverbi e più verbi”

Prosegue la lettura del rapporto annuale della Direzione Nazionale Antimafia, nel box le puntate precedenti - Rapporto Direzione Nazionale Antimafia/1 “La DDA di Milano non condivide le informazion...

Prosegue la lettura del rapporto annuale della Direzione Nazionale Antimafia, nel box le puntate precedenti

– Rapporto Direzione Nazionale Antimafia/1 “La DDA di Milano non condivide le informazioni”

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Nel post di oggi leggiamo la relazione del consigliere Roberto Pennisi riguardante il capitolo sulle “ecomafie”. Oltre alle indicazioni di tipo tecnico-procedurale è interessante vedere come Pennisi ricostruisce con lucidità le logiche che stanno dietro ai crimini contro l’ambiente e la loro evoluzione. Interessante è l’analisi che il procuratore della Direzione Nazionale Antimafia compie sulle tendenze criminali riguardanti in particolare il traffico dei rifiuti. Direttamente dalla relazione:

  1. Del progressivo svincolarsi dei traffici dei rifiuti dal loro storico collegamento con le organizzazioni criminali di tipo mafioso (specialmente camorra), anche per aver essi traffici imboccato la direttrice che porta all’esterno dei confini nazionali (sì che non si necessita più di “controllori” del territorio).

  2. Del loro inserirsi in dinamiche, anch’esse organizzate, ma facenti capo a centrali affaristico-imprenditorial-criminali nazionali e transnazionali, il cui disvelamento è di particolare complessità, ed ove il coordinamento e l’impulso investigativo sono imprescindibili.

  3. Del comprendere anche l’apertura delle nuove frontiere che vedono i rifiuti entrare nel campo delle energie alternative nell’ottica di quella che può definirsi la criminal soft economy, ove interagiscono brokers dei traffici di rifiuti e “sviluppatori” di pratiche ed attività riguardanti le relative installazioni.

Interessante è dunque lo svincolarsi dei traffici dei rifiuti dallo storico collegamento con le organizzazioni criminali e l’inserimento di vere e proprie “centrali affaristico-imprenditorial-criminali”. Un modus operandi che non può non attirare le attenzioni delle direzioni distrettuali antimafia, le quali invece, come fa notare di nuovo lo stesso Pennisi, ancora risultano non particolarmente sensibili “alla trattazione delle relative indagini ove non risulti la detta connessione. E ciò per la mancata percezione da parte degli Uffici della reale entità del pericolo derivante dalla consumazione di tali reati, non certo connesso, come si diceva, alla presenza sullo sfondo, o sul palcoscenico, delle organizzazioni di tipo mafioso”.

Grafico: destinazione dei rifiuti urbani in Italia

Pennisi individua altri fattori che influenzano il mondo della criminalità ambientale che inevitabilmente si ripercuote poi su Pubblica Amministrazione, negli appalti, nonché alla esecuzione delle Grandi Opere Pubbliche, cui – puntualizza Pennisi si accompagnano sempre fenomeni connessi al ciclo dei rifiuti:

  Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti ex art.260 del T.U.A., e i suoi principali “reati spia”, ovvero l’art. 256 “attività di gestione rifiuti non autorizzata” e l’art.259 “traffico illecito di rifiuti” leggasi le spedizioni transfrontaliere di rifiuti.

  gestione di tutto il ciclo dei rifiuti solidi urbani (R.S.U.), dalla raccolta e dal trasporto, al trattamento fino allo smaltimento nelle discariche ed alla gestione di queste; non da meno l’interesse per tutto il sistema della raccolta differenziata – particolare attenzione ai sistemi di assegnazione tramite gare di appalto del servizio di raccolta nei singoli Ambiti Territoriali Ottimali, e del servizio di smaltimento in discarica e della loro gestione;

  gestione di tutto il ciclo dei rifiuti speciali, pericolosi e non, con i medesimi punti precedenti, tipici del ciclo di gestione, ed in particolare l’aspetto del trattamento-recupero (o meglio falso trattamento, tramite i “classici” giro-bolla e declassificazione) e dello smaltimento dei rifiuti pericolosi (spedizioni transfrontaliere verso paesi terzi) tramite la figura degli intermediari;

  acque di scarico e tutto il sistema di depurazione delle acque pubbliche: piccoli e grandi depuratori delle municipalizzate pubbliche che operano in deroga anche lo smaltimento di rifiuti liquidi a scapito della depurazione principale delle reti fognarie.

Grafico: Destinazione rifiuti urbani in Europa

L’AFFONDO DI PENNISI: SUL REATO DI DISASTRO AMBIENTALE «MENO AVVERBI E PIU’ VERBI», «NON SI PROMULGHINO LEGGI SPECIALI PER SPECIFICI TERRITORI»

Di seguito la riflessione del procuratore della Dna Pennisi:

Si impone allora, va ribadito, una profonda riflessione sull’eco-crimine, che è sempre meno “eco-mafia”, sia per quanto riguarda le strategie di contrasto da parte degli apparati investigativi, che per ciò che attiene agli strumenti legislativi per contrastarlo. Che non potranno e dovranno modularsi sulla criminalità mafiosa, in quanto le prime, se così facessero, non troverebbero il bersaglio, ed i secondi darebbero vita ad un quasi inutile prodotto legislativo.
E’ ben vero che nel periodo in cui si redige la presente relazione la Nazione è scossa dalle notizie che riguardano lo sconvolgimento ambientale della Campania determinato dalla commissione di reati in materia di rifiuti, nella cui consumazione un importante ruolo ha svolta la criminalità organizzata di matrice camorrista, ma è anche vero che ciò riguarda condotte poste in essere soprattutto nel ventennio relativo agli anni ’80 e ’90 in cui una ben determinata parte di quel territorio è stata vittima di quella imponente attività criminale connessa al ciclo illegale dei rifiuti, che l’ha trasformata in una immensa discarica di rifiuti speciali pericolosi sulla quale vivono diversi milioni di abitanti.

Le cifre che sopra si mettevano in evidenza stanno a dimostrare come non si tratti, e da tempo, di un fenomeno attuale, come pure confermato dalla scomparsa, nelle indagini di criminalità di tipo mafioso sviluppate dalla DDA di Napoli e relative ai fatti più recenti, del traffico dei rifiuti dal programma criminoso dei sodalizi investigati.
Sicché nuovi strumenti legislativi penali rivolti verso il passato sarebbero non solo inutili, non potendo avere effetti retroattivi, ma darebbero ancora una volta il triste segnale che lo Stato combatte battaglie di retroguardia contro un crimine che precorre sempre i tempi, ed oggi minaccia e colpisce l’ambiente su frontiere e con modalità diverse.
Si abbia cura, una buona volta e finalmente, di introdurre nella legislazione penale il delitto di disastro ambientale configurandolo in maniera chiara e definita nella sua fattispecie, con meno avverbi e più verbi, a tal fine utilizzando la pregevole giurisprudenza maturata nel tempo nonostante l’assenza di una specifica disposizione legislativa.
E si abbia l’ardire, anche, di prevedere la “aggravante ambientale”, per tutti i reati, ed in particolare quelli contro:

  •   PUBBLICA AMMINISTRAZIONE;

  •   AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA;

  •   ORDINE PUBBLICO;

  •   INCOLUMITÀ PUBBLICA;

  •   FEDE PUBBLICA;

  •   ECONOMIA, INDUSTRIA E COMMERCIO.

E non si commetta l’errore di promulgare leggi speciali più dure relativamente a determinati territori, aventi di fatto solo finalità propagandistiche, tentando di dissimularne la incostituzionalità con la temporaneità. Il loro effetto, oltre a quello del vulnus costituzionale e della ghettizzazione di aree, sarebbe quello di spostare su altri territori, limitrofi o meno, certe condotte penalmente antigiuridiche.

Sarebbe, piuttosto, opportuno adottare per l’intero territorio nazionale modifiche alla attuale legislazione sanzionatoria in tema di rifiuti, trasformando in delitti le più rilevanti violazioni oggi punite a titolo contravvenzionale, con la previsione del rito direttissimo obbligatorio, con le sole eccezioni imposte dal rito.

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