Non aprite quelle porteSaremo noi a far fuori definitivamente Barbie e Ken?

«I'm a Barbie girl in the Barbie world, Life in plastic, it's fantastic!» cantavano gli Aqua in tempi non sospetti. Da allora alla povera Barbie ne abbiamo fatte subire di cotte e di crude: l’abbia...

«I’m a Barbie girl in the Barbie world, Life in plastic, it’s fantastic!» cantavano gli Aqua in tempi non sospetti. Da allora alla povera Barbie ne abbiamo fatte subire di cotte e di crude: l’abbiamo denigrata e additata come causa di tutti i mali del mondo, abbiamo goduto nel vederla dipinta come una casalinga disperata, l’abbiamo struccata per gridare al mondo che anche lei, senza rimmel e correttore, è una sciacquetta come noi, l’abbiamo fatta suicidare.

Cattiva Barbie, colpevole di essere troppo bella, troppo bionda, troppo magra, troppo tettona, troppo sorridente, troppo diseducativa con le sue belle macchine, la piscina e pure il camper come Paolo Bitta. Troppo finta, insomma, non come Actarus e Venusia, che oggi – dopo anni passati a giochicchiare con i robot – conducono una vita modesta in un paesino del bergamasco, come già una celebre coppia di stampo manzoniano prima di loro.
Barbie è il male rivestito di pizzo e lamé; la vorremmo cancellare dal mondo, eppure finora non ci siamo riusciti.

Ma – attenzione attenzione – adesso una soluzione c’è. Una ditta tedesca (Twinkind), infatti, per la modica cifra di duecento euro per la versione base, è pronta a fotografarci da ogni angolazione possibile per poi sfornare, qualche giorno dopo, una bambolina alta 15 cm, riproduzione fedele di quanto abbiamo di più caro al mondo: noi stessi.
Diventeremo delle piccole statuine – o dei nani da giardino o un borghese di Calais o il colosso di Rodi, a seconda della disponibilità economica e della fiducia in noi stessi – che faranno diventare Barbie e Ken i parenti poveri da nascondere al mondo, pena la morte sociale.
Addio capelli biondi e fluenti, benvenuti capelli crespi striati di bianco che ricordano più la stoppa che la seta.
Addio vitino da vespa e addominale scolpito, benvenuta pancetta molle.
Addio culetto di marmo, benvenuto budino ballonzolante.
Viva la normalità, finalmente! Barbie è morta, viva la bambolina a nostra immagine e somiglianza.

Ehi, un momento, però. È vero che, presumibilmente, solo in pochi si faranno riprodurre in costume da bagno a mo’ di Barbie Malibu, ma una limatina al doppio mento, ad esempio, o una ritoccatina con Photoshop qua e là che male possono fare? La nostra miniatura, in fondo, non potrà che giovarne e noi ci sentiremo più belli e più forti che mai, pronti per essere esposti sulla credenza del salotto accanto alla Tour Eiffel fluo e alla gondola segnatempo. Di soprammobili brutti, bastano loro.
Barbie è morta, viva Barbie!
Io, se non è chiedere troppo, gradirei la mia miniatura in 3D in versione Skipper (per i non addetti ai lavori, Skipper è la sorella minore di Barbie): alla mia Skipper, girandole il braccio, spuntava il seno. Io ci ho provato per anni, ma a me, della famiglia Roberts, è toccata solo la tavola da surf.

Nota personale: io amo Barbie, da piccola ci giocavo un sacco e sono comunque cresciuta senza soffrire di particolari turbe psichiche. Si – può – fareeee (da esclamare alla Frankenstein Junior)!

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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