GloβUn Pulitzer e il Datagate ora è un caso chiuso

E alla fine lo scandalo NSA incassa anche il Pulitzer. Siamo già ai tempi della consacrazione e, come da copione, per archiviare una storia bisogna chiudere in pompa magna. Ma a chi va questo Puli...

E alla fine lo scandalo NSA incassa anche il Pulitzer. Siamo già ai tempi della consacrazione e, come da copione, per archiviare una storia bisogna chiudere in pompa magna.

Ma a chi va questo Pulitzer veramente? Analizziamolo da vicino.

A vincerlo sono due mega testate il Guardian US e il Washington Post, due entità dunque non giornalisti.

Ma stamattina tutti i giornali titolano con i vincitori morali di questo Pulitzer: “Pulitzer a Snowden” a chi il Guardian deve l’esclusiva sui file, oppure “Pulitzer a Greenwald” tornato negli Stati Uniti la settimana scorsa per un premio giornalistico minore.

Tempismo perfetto, non fa una piega: i giornalisti di Snowden non sono più degli esiliati, l’inglese Guardian non è più nemico giurato del governo americano. Inoltre Snowden se ne esce pronto con un comunicato ufficiale (qui), e sono tutti contenti.

Tutto qua? Questo è l’epilogo della più grande soffiata sulla sorveglianza globale?

Certo che no. Il caso, ora, dalla stampa passerà alla legge, aspettiamo solo che Obama metta in moto il Congresso.

Intanto c’è da scommettere su un altro escamotage: la regolarizzazione dello statuto di Snowden. Da dove arriverà il primo cenno di accomodamento? Dalla Germania? Qui serve una transizione più che simbolica, per Snowden un salvacondotto europeo è una porta verso il rimpatrio.

Insomma basta poco per capire che questo Pulitzer premia più che altro un compromesso: quello che chiamiamo Datagate è anche la più grande autocensura del mondo dell’informazione – tanto meno giustificabile dall’avvento di Wikileaks.

Rubati o no, i segreti della NSA sono rimasti segreti: non un nome è filtrato. Sappiamo come la NSA intercetta il mondo, ma non sappiamo chi l’America spia. Anche se è facile indovinare quale categoria.

I file di Snowden sono stati il motore di trattative tra poteri pubblici e privati. Chissà quali ricatti, altro che pressioni.

Perciò ora, e senza accuse, si può dire che Snowden è l’antitesi della rivoluzione Wikileaks, è la versione moderata, accademica, del whistleblowing alla Manning per chi il carcere (30 anni) sembra invece irrevocabile.

E infatti Wikileaks tuttora tace su Twitter, no comment di Assange sul Pulitzer. Alla lunga e ossequiosa processione di congratulazioni ieri sera, manca la benedizione più importante. Quella del fondatore del data journalism.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta