Non aprite quelle porteAiuto, il mio capo puzza, che faccio? L’esperto risponde

Mi capita, a volte, di ricevere mail bizzarre. E non sto parlando delle solite proposte di matrimonio, degli improvvisi lasciti dello zio d’America o dei suggerimenti teorico-pratici per dare volum...

Mi capita, a volte, di ricevere mail bizzarre. E non sto parlando delle solite proposte di matrimonio, degli improvvisi lasciti dello zio d’America o dei suggerimenti teorico-pratici per dare volume là dove Madre Natura è stata un po’ avara; no, parlo di mail di persone che mi ritengono sufficientemente addentro agli argomenti che contano – posta del cuore, bagni sporchi, ascelle pezzate – da chiedermi consigli in merito.
Lusingata, rispondo. Di solito privatamente, ma il quesito postomi da L. – giovane impiegata milanese alle prese con un problema tanto scomodo, quanto universale – merita un post(o) al sole, perché riguarda tanti, troppi di noi.
L., infatti, mi chiede, in sintesi: «Il mio capo puzza, che faccio?»
E aggiunge un particolare di pregio: «È come se fosse un misto di marcio e muffa».

Molto bene, L., procediamo con calma.
Innanzitutto, grazie per la fiducia; ti dirò che essere considerata il guru degli odori molesti mi riempie di orgoglio e sappi che ti citerò nel mio discorso di ringraziamento quando mi faranno ambasciatrice del Movimento Mondo Profumato. Detto questo, veniamo a noi.
Il problema è complesso, in quanto il maleodorante non è un semplice collega, bensì il capo. Sono da escludere, quindi, soprattutto se non si vuole passare il tempo che manca alla pensione facendo fotocopie e portando caffè, frasi del tipo: «Lei puzza, ha mai pensato di lavarsi?» o «Buongiorno, svolta bio, eh? Vedo, o meglio sento, che sta usando del letame per far crescere più rigoglioso il pelo, complimenti».
Da escludere anche il pacco dono a tema saponetta: non capirebbe e lo riciclerebbe alla prima occasione.
Offrire mentine aiuta (ma non sempre) quando il problema è riassumibile in quattro parole, ovvero topi morti a colazione; spargere deodorante per coprire la puzza allevia temporaneamente le pene, ma alla lunga fa un po’ bagno dell’autogrill, ovvero quel mix mortale di cacca e profumo sintetico di fiori.

Cosa rimane? Non molto:
– licenziarsi, ma è un po’ estremo;
– spalmarsi sotto il naso quintalate di unguento al mentolo;
– fare un corso di apnea;
– la sempreverde lettera anonima, a meno che il capo si chiami Horatio Caine.
Ok, quest’ultima soluzione è un po’ al limite, ma la si può alleggerire creando, ad esempio, una cover per l’iPad con ritagli di pubblicità di prodotti per l’igiene personale, facendo credere al capo che sia un omaggio da parte di un famoso designer che, all’improvviso, si è convertito ai materiali di recupero. Sopra i ritagli, la scritta: “L’uomo potente ama le sensazioni forti. Dai una scossa alla tua vita, lavati!”.
Non sia mai che la smania di potere, per una volta, abbia la meglio sulla malsana convinzione che sapere di stalla sia sinonimo di virilità.