Barbe BruciateNel PD c’è finalmente chi comanda

  Senza puzze sotto il naso, con un po’ d’allegria e speranza, e con un piano B contro il malumore e la rabbia. All’osso, è questo il successo del PD e di Matteo Renzi. Non è stato il successo di u...

Senza puzze sotto il naso, con un po’ d’allegria e speranza, e con un piano B contro il malumore e la rabbia.

All’osso, è questo il successo del PD e di Matteo Renzi.

Non è stato il successo di un uomo solo al comando, ma la conseguenza di un solo uomo che comanda. Sul punto, è la prima volta del Partito Democratico. Ed è la prima volta che si fa trovare pronto ad un appuntamento, dopo vent’anni di sconfitte schiaccianti e vittorie striminzite.

Forte di una delega popolare ampia, sia pure con il mezzo avanguardista delle primarie, Renzi ha deciso di correre dei rischi. L’ha fatto con chiarezza e scaltrezza, accompagnato dall’ambizione. Dall’ingrediente, cioè, che solo i sepolcri imbiancati pensano non debba far parte dell’ingegno umano.

Senza puzze sotto il naso, si diceva. Per il PD di Renzi, infatti, non c’è un Paese dei buoni e un Paese dei cattivi. Fosse vero, pensate un po’ che tristezza.

C’è un Paese che deve essere governato e basta. Nelle sue parti buone, e riducendo l’influenza delle altre, quelle meno buone e delle altre ancora che preferiscono sguazzare nel privilegio. Senza pregiudizi e senza il timore di essere giudicati relativisti. Se vale per il messaggio religioso di salvezza, il relativismo dovrebbe valere a maggior ragione per la politica. E guai a chi pensasse che relativizzare assuma bellezza solo se è spiegato dalla seconda finestra, da destra, del piano più alto del palazzo apostolico in San Pietro.

Già questo approccio, a pensarci bene, mette allegria. È il buon umore di chi non giudica ma si adopera. Di chi conosce la finitezza dell’uomo, tutti dobbiamo morire, e in questo, ma solo in questo, nel PD di Renzi c’è una notevole somiglianza al partito più laico che ci fu: la Democrazia Cristiana. E non è una provocazione paradossale.

Poi c’è dell’altro. Nei paesi più importanti dell’Europa hanno vinto le proposte che meglio accoglievano i malumori e la rabbia. Altro che populismo. Uno sberleffo rabbioso alla politica inconcludente, che in parte si giustifica ed in parte no. Ma andremmo troppo per il sottile. Basti dire, almeno per ora, che l’inconcludenza è anche il risultato di una domanda di prestazioni, rivolte alla politica, eccessive rispetto a quanto i Governi possano davvero offrire. Non si può tenere assieme la richiesta di tagli al costo del lavoro, che serve a ridurre con posti di lavoro la povertà, e l’integrità del sistema di welfare e assistenza. Per chiunque sia alla guida. Compreso lo stereotipo della casalinga di Voghera che mai azzarderebbe la pretesa di mettersi al timone dell’aereo su cui viaggia, ma che in compenso – e chissà per quale arcano motivo – reputa possibile mettersi alla guida di un Paese.

Si diceva del voto rabbioso. Ha vinto in molti paesi europei, tranne la Germania e si capisce facilmente il perché, ma è stato sonoramente limitato in Italia.

Anche questo è merito del PD di Renzi. Ha offerto al Paese un’alternativa di fiducia, a cui gli italiani hanno dato credito, spostando in suo favore i voti che diversamente sarebbero andati a Grillo. In attesa di vedere l’effetto che fa.

Cosa sarebbe successo se non ci fosse stato Renzi alla guida del Paese e del PD?

Non si può dire. Più di qualcosa spinge a pensare che Grillo starebbe distribuendo Maalox agli avversari, come l’inglese Farage o come la gallica Le Pen, oppure – fatte le debite differenze e solo come emblema del voto di rabbia che si raccoglie – il greco Tsipras.

Ma in fondo non è importante.

Nell’anno in cui un ventennio di successi berlusconiani è stato ridimensionato, ma nonostante gli ‘handicap’ ha tenuto indenne almeno la pelle, senza Renzi e la sua proposta, compresa la parte di PIL che si genera dalla comunicazione positiva, l’Italia non avrebbe avuto risultati diversi dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dalla Grecia. O almeno è molto probabile.

Renzi ha semplicemente offerto un’alternativa alla rabbia dilagante. Attraverso la promessa sul suo più serio lavoro al governo dell’Italia, ha preservato negli italiani una speranza ragionevole nell’Europa, da Paese veramente fondatore, convincendo a rifiutare la scorciatoia della speculazione elettorale del no all’euro, o altre amenità di durata non superiore ad una suggestione.

E vi pare poco? Alzi la mano chi crede ancora che gli elettori italiani siano stupidi. Non lo sono stati in passato, quando hanno votato Berlusconi con tutti i suoi limiti, e nemmeno questa volta. Il compito della politica è in fondo sempre lo stesso: offrire leader all’altezza del tempo in cui si vive.