Parole e immagini in movimento

Lo scorso fine settimana sono stata invitata a Terracina per partecipare alla conferenza dal titolo Human Landscape. Paesaggio urbano, paesaggio umano con un intervento sulla street art di protesta...

Lo scorso fine settimana sono stata invitata a Terracina per partecipare alla conferenza dal titolo Human Landscape. Paesaggio urbano, paesaggio umano

con un intervento sulla street art di protesta della rivoluzione egiziana. L’evento era stato organizzato all’interno di un bel festival, giunto quest’anno alla terza edizione, che si intitola Memorie Urbane, ed è a cura di Davide Rossillo, il fondatore di Turismo Creativo. Si occupa di Arte urbana, e ogni anno porta un numero di street artist dal tutto il mondo a disegnare sui muri di alcuni comuni del basso Lazio fra cui Terracina, appunto (qui il calendario degli interventi e delle conference fino all’11 luglio con il magico Borondo). L’Arte urbana, espressione piu’ classica del calderone di attività (oggi sempre piu’ onnipotente) che va sotto il nome di street art, è sempre piu’ presente nelle nostre città come forma di arte che serve a riqualificare aree urbane in degrado. E non solo. Quando gli artisti decidono di includere messaggi politici e sociali forti nelle loro opere, in realta’, fanno molto di piu’. I muri fisici – lo sanno bene i pubblicitari – sono un mezzo di comunicazione che colpisce molti più spettatori di quanti metterebbero piede in un social network.

La curatrice della conference a Terracina, Mariangela Capozzi, mi aveva chiesto di cercare di proporre nel mio intervento anche il nome di alcuni artisti arabi che non appartenessero al fenomeno degli interventidi street art della rivoluzione egiziana. Certo, nel mondo arabo si tratta di qualcosa di nuovo, anche se sui muri si scrive e si dipinge da secoli anche da queste parti (basta pensare agli antichi egizi). Ma la moderna street art è un’altra cosa.

Allora sono andata a pescare, fra gli altri, nel festival tunisino intitolato Kasserine di cultura hip hop ed arte urbana. Una delle colonne portanti di questo progetto è l’immenso Karim Jabbari (www.madefromwords.com). Un artista tunisino di 35 anni che si muove fra il suo Paese di origine e il Canada, e che ha deciso di trascorrere molto piu’ tempo in Tunisia dopo l’inizio della Primavera araba.

Karim Jabbari è un maestro della calligrafia araba, un’arte antica che gode di grande rispetto in questa parte di mondo. Sul suo sito-web si legge che è stato proprio studiando la calligrafia, dall’età di 12 anni, che è riuscito a sopravvivere ad una adolescenza difficile. Sui muri della Tunisia, si cimenta in una piu’ moderna interpretazione: i calli-graffiti. Ecco un esempio di questa straordinaria tecnica in un video realizzato in occasione della sua partecipazione alla Biennale di Calligrafia di Sharjah (uno dei 7 Emirati arabi e forse il piu’ autentico) di quest’anno. La calligrafia è un esempio di arte islamica urbana ben radicata in Nordafrica e in altri Paesi arabi, sostiene Jabbari che contesta l’uso massiccio dell’estetica e delle forme occidentali a cui si affidano invece alcuni giovani writers del suo Paese.

 https://www.youtube.com/embed/cyePnXA665Y/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

A questo link, invece, un servizio recente dedicato allo stesso Jabbari e realizzato dalla BBC, che mostra anche un esempio della sua light-calligraphy.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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