Non aprite quelle porteEterne lotte in ufficio: scannarsi per l’aria condizionata

Un ufficio qualsiasi, un giorno d’estate (o quasi) qualsiasi.Sgarri quotidiani.Piccole ripicche.Vasetti di yogurt rubati per vendetta dal frigorifero aziendale.Messaggi minatori sulla carta igienic...

Un ufficio qualsiasi, un giorno d’estate (o quasi) qualsiasi.
Sgarri quotidiani.
Piccole ripicche.
Vasetti di yogurt rubati per vendetta dal frigorifero aziendale.
Messaggi minatori sulla carta igienica del bagno.
Sorrisi falsi.
Denti affilati.
Sguardi assassini.
Lame arroventate.
L’odore del sangue che penetra in maniera subdola nelle narici e nel cervello.
Colleghi, amici da una vita, che non si parlano più.

Poi, sullo sfondo, il colpevole di tutto ciò: il condizionatore dell’ufficio, quella piccola e innocente scatola di plastica che sa essere gioia e tormento insieme. Gioia per gli amanti della frescura, dei bagni nei fiordi, degli igloo, delle sensazioni forti da caramelle extra-strong che senti nella gola, nel naso e anche nelle ginocchia; tormento per chi mette anche d’estate il golfino “perché non si sa mai”, per chi vede nel più tenue refolo di vento un attentato alla sua cervicale, per chi si tuffa nel brodo lamentandosene perché ancora troppo freddo.
Uccide più il condizionatore in ufficio che la spada, recita un noto proverbio. Ma quello che uccide non è l’oggetto in sé; quello che uccide è tutto ciò che ne deriva: litigi, rancori, malumori, stress, rabbia repressa, rabbia manifesta, dispute sulla temperatura da impostare.
«Diciotto!» urla il caloroso, dimenticando che – con diciotto gradi – d’inverno anche lui accende il riscaldamento.
«Spegniamolo!» replica il freddoloso, a cui nemmeno il caldo umido di una serra tropicale fa scendere una goccia di sudore.
«Potremmo solo deumidificare» suggerisce il timido, in un tentativo di mettere tutti d’accordo, pur sapendo che comunque nessuno lo ascolterà.
«Se lasciassimo sul venticinque e ci scambiassimo tutti di posto a seconda dei gusti?» azzarda il saggio, cominciando già a cercare su Youtube le canzoni per il gioco della sedia.

Ma è tutto inutile, perché nessuno lo ascolterà. Forse tutti fingeranno di farlo, ma quando il freddoloso andrà a bersi un caffè, il caloroso trasformerà l’ufficio in un ice-bar, che però si scioglierà non appena a quest’ultimo scapperà la pipì e dovrà assentarsi, lasciando il telecomando del potere di nuovo nelle mani di Mr Maglietta Della Salute.
E andrà avanti così, per tutta l’estate. On-off-freezer-off-on-off-freezer-etc, in un ciclo continuo che terminerà solo in autunno, con le prime foglie morte.
Le castagne.
Il vin brulé.
I caloriferi accesi.
«Oh, io apro la finestra, perché fa troppo caldo».
Ah, l’ufficio. Ufficio dolce ufficio.