Il CorsivistaBaciamo le mani

A Siena si è da pochi giorni concluso il Palio delle contrade. Quella del 2 luglio è la prima delle due competizioni cittadine (l'altro palio viene disputato il 16 agosto) e viene dedicata alla Ma...

A Siena si è da pochi giorni concluso il Palio delle contrade. Quella del 2 luglio è la prima delle due competizioni cittadine (l’altro palio viene disputato il 16 agosto) e viene dedicata alla Madonna di Provenzano.

Per chi non ne fosse a conoscenza, Provenzano è stato un valoroso combattente senese. Salvani di cognome, citato anche da Dante nel XI canto della Divina Commedia, era un personaggio di grande virtù, lontano anni luce da quell’altro Provenzano (Bernardo di nome), capomafia e latitante per 43 anni che le cronache ci hanno fatto conoscere.

Eppure anche quando si parla del boss di Corleone, la figura della Madonna spunta da qualche parte. Per lui rappresentava infatti un culto di grande importanza, tanto da tenere rosari e santini della Vergine anche in bagno. Le Bibbie (ne conservava in gran numero) erano sottolineate in più parti ed evidenziavano un interesse per la Parola Sacra quasi maniacale. Perfino i suoi pizzini (unico mezzo di comunicazione di Provenzano) erano intrisi di citazioni religiose. E così, tra un”Dio ti benedica e ti protegga” e un “Speriamo che questa sia una Serena e Santa Pasqua” invitava i suoi “picciotti” a portare a termine affari (o vite umane) entro quei giorni di festa.

È cosa sacra la mafia. Per i mafiosi, ovviamente. Ma, come succede per colui che va con lo zoppo, accade pure che chi sta con i mafiosi inizi a mafieggiare.

Così è successo a Oppido Mamertina, in Calabria, che durante una processione la statua della Madonna delle Grazie fosse fatta sostare per un “saluto” al boss del paese, un ergastolano ai domiciliari per problemi di salute.

Di queste vicenda – su cui si è alzato giustamente un polverone- la cosa più urticante è vedere come ancora oggi le persone debbano essere assoggettate a certi poteri. Quei poteri cui bisogna per conto per vivere “in pace” o per non rischiare di “riposare in pace”, quei poteri che “io non vedo, non sento e non saccio”. Dà fastidio, fa male questa cosa, lo sappiamo tutti che quel rispetto ostentato vale poco più di uno sputo in faccia represso nella gola, una gola che ingoia merda da anni, in silenzio, con sorrisi, con inchini. Ma il fastidio legato alla consapevolezza dell’esistenza di certe realtà non deve coincidere con la meraviglia. Non ci si può stupire, non ci si può meravigliare. Non si può biasimare la gente che non ha abbandonato la processione.

Come ci si fa a ribellare se non c’è uno Stato che offre protezione? Dove sono gli uomini di Alfano? E cosa fa l’esercito a parte succhiare soldi per inutili o discutibili missioni all’estero? Noi la guerra ce l’ abbiamo in casa, e né un operaio né una casalinga, né un prete di paese si sognerebbero di partire in guerra senza spade e senza scudi. E così la mafia continua a vivere. Vive grazie allo Stato. Da sempre. E noi lì pronti a “baciare le mani”.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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