“The Little Book of Kabul”

La scrittura è pacata. Intima. Apre a brevi descrizioni che diventano un flusso naturale di empatia creativa. La trama è un mosaico di racconti brevi in cui la realtà è un mix con l’immaginazione. ...

La scrittura è pacata. Intima. Apre a brevi descrizioni che diventano un flusso naturale di empatia creativa. La trama è un mosaico di racconti brevi in cui la realtà è un mix con l’immaginazione. La band dei Kabul Dreams, pero’, esiste davvero. Hanno scelto Kabul per tornare dall’estero e decidere di restare. Per fare la differenza e farla con il Rock ‘n’ Roll. Esistono davvero anche la neve e il freddo che d’inverno portano le temperature sotto zero nella capitale dell’Afghanistan.

Gli autori di The Little Book of Kabul, libro fotografico scritto in lingua inglese (stampate appena 500 copie a Verona), sono gli italiani Francesca Recchia e Lorenzo Tugnoli. Francesca e Lorenzo vivono a Kabul. Francesca è una ricercatrice indipendente (attualmente lecturer alla Bocconi di Milano) e scrive. Lorenzo è un fotografo documentarista che lavora per prestigiose testate internazionali.

Arifa è un altro personaggio del loro libro che mi ha colpito. La incontriamo per la prima volta mentre seduta su uno sgabello dipinge il suo ritratto. La mano destra è rossa e un po’ gonfia. Per il freddo. Si trova al CCAA, il Center for Contemporary Arts Afghanistan in Karte Char. Qui d’inverno fa troppo freddo e d’estate troppo caldo. Ma almeno il luogo che ogni anno ospita un gruppetto di studenti di arte ispira un senso protetto di libertà. E allora Arifa la vediamo anche in foto, che si scopre il volto, illuminato dalla luce pallida del sole.

Il libro e’ stato concepito in bianco e nero e le foto scattate in pellicola con una Leica. Tutto molto old fashion – lento e introspettivo.

Ci lascia indovinare i colori dei tappeti di Rahim, che a Kabul ha creato una fabbrica con macchinari belga, acquistati da un imprenditore in bancarotta, con i soldi di donatori europei, e installata da ingegneri pakistani inviati speciali a Kabul da Peshawar. In fondo The Little Book of Kabul è un libro che racconta la storia di un popolo radicato nelle proprie tradizioni, ma in cerca di una nuova identità che non sa ancora bene come trovare senza pensare di tradire la propria (ricchissima) cultura.

“Neighbors and religion should not be disturbed. The old and the new are thus made to coexist” – The Little Book of Kabul

Concludo questo post con una postilla in cui vi racconto che il progetto fotografico di Newsha Tawakolian (vedi penultimo post) sarà portato avanti. La fondazione che lo ha finanziato ha infatti nominato curatori due membri della giuria che le ha assegnato il premio (nelle parole di Newsha) impegnandosi in questo modo a sostenere la libertà di espressione e la ricerca fotografica dell’artista. In bocca al lupo a tutti!

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