Fumo di chinaAlmanacco del Mistero

In fondo, Martin Mystère (soprannominato il “Detective dell’Impossibile” fin dal logo in copertina dei suoi albi, ininterrottamente in edicola dal 1982) ne ha passate tante fin dalla nascita. Ideat...

In fondo, Martin Mystère (soprannominato il “Detective dell’Impossibile” fin dal logo in copertina dei suoi albi, ininterrottamente in edicola dal 1982) ne ha passate tante fin dalla nascita.

Ideato dal giornalista e sceneggiatore Alfredo Castelli nei primi anni Settanta, prima come episodio pilota per una serie tv mai realizzata che il produttore Bruno Paolinellivoleva proporre alla Rai (dove il detective Franco Ferretti del Ministero dei Beni Culturali si sarebbe occupato di furti e contrabbando delle opere d’arte, interpretato dal Sandro Moretti già aiutante di Ubaldo Laynel famosoTenente Sheridan), poi come serie a fumetti con protagonista un Allan Quatermain londinese (inizialmente proposto alle Paoline per il Giornalino ma alla fine pubblicato sul mondadoriano SuperGulp!) e in conclusione riadattato come Martin Mystère per la rivista tedesca Zack ma pubblicato ex novo dalla Sergio Bonelli Editore (rischiando pure di chiamarsi Doc Robinson).

Al giorno d’oggi, tuttavia, per un archeologo-professore (prima di Indiana Jones) che deve lottare contro complotti di misteriosi Uomini in Nero (prima di Men In Black) per cercare di saperne di più degli enigmi esoterico-antropologici di questo e altri mondi (prima di X-Files)… la concorrenza nella fiction si è fatta sempre più asfittica.

Vero pioniere della multimedialità, già alla fine del 1987 ogni anno il personaggio presenta in edicola una vera e propria “guida illustrata al mondo misterioso” in cui – quando il web era ancora al di là da venire – segnalare gli avvenimenti più insoliti dell’anno trascorso e – tuttora – passare in rassegna i grandi “mysteri” della scienza e della storia apparsi in libri, riviste, film, software, tv e videocassette… oltre naturalmente a un dossier tematico e una storia a fumetti inedita, spingendo via via l’editore milanese a varare analoghi Almanacchi per gli altri generi narrativi affini alle sue testate (arrivarono così il West, la Paura, il Giallo, la Fantascienza e l’Avventura).

Vista la relativa scarsità d’iniziative simili nell’editoria italiana – limitate per lo piùagli approfondimenti curati da Vittorio Spinazzola per Pubblico e Tirature o iniziative come l’Almanacco Guanda, nonché a supplementi di riviste come Il Falcone Maltese e Urania, più qualche catalogo di festival cinematografico – per l’agilità di linguaggio ma anche per il prezzo contenuto e la distribuzione capillare nelle edicole, gli Almanacchi Bonelli hanno dato modo ai lettori dell’intera penisola di orientarsi nella fiction contemporanea con i vari filoni che di volta in volta facevano capolino come fiumi carsici… e che nel fumetto più o meno esistevano da sempre.

Questo nuovo Almanacco di 180 pagine a 6,30 euro (che come il precedente usa la perizia di Lucio Filippucci per sopperire alla tutt’altro che accattivante grafica di copertina, che pare subirà presto un opportuno restyling), pur fruibile da chiunque, mostra ancora una volta la versatilità del personaggio di Castelli visualizzato da Giancarlo Alessandrini, proseguendo di fatto le vicende narrate annualmente dove i protagonisti sono trasportati in una realtà alternativa ambientata negli anni Trenta, impegnati a respingere un’invasione aliena dopo aver attraversato un portale infradimensionale. Oltre ai racconti fanta-pulp omaggiati fin dalla copertina e ben descritte da un articolo interno, il richiamo più evidente è alla saga di Saturno contro la Terra, ideata da Cesare Zavattini nel 1936 e proseguita per dieci anni fino a diventare il primo fumetto italiano a essere pubblicato anche in USA nel 1940. Il divertimento è forse un po’ troppo citazionistico e quasi riservato agli appassionati, ma mai banale.

Oltre alle segnalazioni di libri, film, telefilm e videogiochi dell’annata, completano l’Almanacco il dossier a colori sull’immaginario tra scienza e profezie visionarie in voga sulle riviste e i quotidiani statunitensi tra il 1928 e il 1934, nonché gli articoli illustrati da Aldo Di Gennaro sui libri di Terry Brooks e sulla “Questione Extraterrestre” che secondo alcuni si celerebbe dietro alle divinità dei popoli antichi. Tutto raccontato chiaramente e con il sorriso sulle labbra, senza gli ammiccamenti di certo finto-giornalismo, confuso ancor prima che cialtrone. E in epoca di Kazzenger non è mica poco.

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