Fumo di chinaFalsipiani

Diceva una decina di anni fa lo sceneggiatore Claudio Nizzi (presentando il suo filologicamente impeccabile Leo Pulp) che, dopo centinaia di film e  telefilm di genere poliziesco, l’hard boiled orm...

Diceva una decina di anni fa lo sceneggiatore Claudio Nizzi (presentando il suo filologicamente impeccabile Leo Pulp) che, dopo centinaia di film e  telefilm di genere poliziesco, l’hard boiled ormai funziona più come parodia o sberleffo: più o meno come al cinema dopo i western “all’italiana”.

Ed ecco allora le microstorie a fumetti di Paul Niente, detective apparse soprattutto sul blog di Andrea Nani in arte Stan e disegnate da Davide in arte e anagrafe Caviglia, prima sul numero 4 della rivista L’antitempo (premio Satira Politica di Forte dei Marmi 2013) e ora in volume dal titolo Falsipiani (56 pagine, 3 euro), programmaticamente a indicare che quel che sembra liscio molte volte rivela dislivelli inaspettati.

Quel che stride con le aspettative del lettore, è che Paul Niente è un detective che nonostante le apparenze non fa assolutamente niente, per giunta aiutato dal suo assistente (per ora senza nome). “Siamo in una fase che travalica per sottrazione il minimalismo. Potremmo dire che siamo al nientismo. E infatti non lo diciamo”, chiosano gli autori. “Indagini, investigazioni, suspense, ma di crimini neanche l’ombra” è lo slogan (paradossale ma non troppo) utilizzato perfino in booktrailer. “Paul Niente, detective è l’antimateria del noir, il buco nero in cui, attirati da una misteriosa, inspiegabilmente irresistibile forza, precipitano tutti gli ingredienti delle detective stories”.
Il cumulo di battute e freddure concentrate in 6 avventure da 8 pagine all’inizio può stordire, ma dimostra una conoscenza non superficiale del genere noir e del linguaggio fumettistico (inciso per i critici della domenica: genere e linguaggio, notare l’uso dei termini in senso orizzontale e verticale), compreso lo strategico e pressoché inevitabile bianco e nero. In particolare si segnala l’uso del ritmo che dà un passo alle vicende e aiuta a non strafare nella narrazione, nonché le due vignette per pagina sull’esempio dei tascabili alla Diabolik e Alan Ford che rimanda all’irripetibile stagione dei fumetti “neri” italiani (in aprile torna Kriminal, ma in un altro formato).

Inevitabile che, in un simile contenitore, dell’hard boiled chandleriano rimanga soltanto qualche frammento e rimandi seppur spiritosi: le tessere del mosaico sono al loro posto quel tanto che basta per suscitare un sorriso, e le reiterate azioni da coitus interruptus si fermano giusto un attimo prima di di stancare. Ma il rischio di scadere in un (non banale) esercizio di stile è sempre dietro l’angolo. Gli autori lo tengano a mente per i prossimi episodi.

Anche perché, come ha scritto proprio su queste colonne lo sceneggiatore Jacopo Cirillo, il noir è una questione di tempi.

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