#jusquicitoutvabienQuesto non è un titolo di giornale

Siamo tutti sconvolti da quello che è successo nelle ultime ore a Parigi e naturalmente su Twitter e Facebook si leggono reazioni a caldo di ogni tipo. Messaggi di solidarietà, di rabbia, di sconce...

Siamo tutti sconvolti da quello che è successo nelle ultime ore a Parigi e naturalmente su Twitter e Facebook si leggono reazioni a caldo di ogni tipo. Messaggi di solidarietà, di rabbia, di sconcerto, di pace, di odio, di razzismo. Ma se ognuno di noi ha il diritto di pensare — e scrivere — ciò che vuole, la stessa cosa non vale esattamente per un giornale, che è un organo di informazione registrato in un tribunale, che fa parte di un mondo, quello del giornalismo, che è una professione regolamentata da un ordinamento (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 febbraio 1963), da una deontologia.

Il punto è questo: la prima pagina di Libero di oggi (il cui titolo di apertura, lo vedete qui sopra, è Bastardi Islamici) è stata scritta come se fosse uno status di Facebook. Senza alcun senso di responsabilità. Non soltanto senza porsi il minimo problema su cosa significasse, ma peggio, senza apparentemente riflettere sul rischio di provocare, di incitare e di favorire l’odio razziale.

È stata scritta come se quell’ordinamento non esistesse. Ma quel ordinamento c’è. E tra i suoi punti si possono leggere queste tre frasi:

– Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza e non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche.

I titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie.

Il giornalista non può discriminare nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche.

Io non so se il titolo il questione possa essere considerato contrario a queste norme. È una cosa che spetta ad altri giudicare. So solo che quello di Libero non è un titolo di giornale. È un insulto, è uno sfogo, esattamente come quelli di qualche politico che vuole sfruttare la situazione e i terrore per soffiarci sopra, per farlo crescere e cavalcarlo alle prossime elezioni. E, in quanto sfogo, in quanto insulto, è irresponsabile se scritto su un giornale.

Aggiornamento ore 15.03.

Maurizio Belpietro, direttore di Libero, reagisce così alle accuse che gli arrivano da tante parti, e non certo solo da questo blog.

Con una dose di ingenuità che non immaginavo potesse avere, afferma che quel titolo sia un gioco di parole per affermare che i terroristi non sono il vero Islam, ma un Islam bastardo, nel senso di imbastardito, spurio, non puro, non vero. Come a dire, il vero Islam è un altro. Più o meno l’opposto totale di quello che scrisse l’8 gennaio, dopo gli attentati a Charlie e al supermercato ebraico di Parigi, quando titolò l’editoriale così:

Delle due, una: o Belpietro ha cambiato idea ed è d’accordo con quanti pensano — come me — che il terrorismo jihadista non sia l’Islam. Oppure oggi indossa l’ingenuità con la stessa disinvoltura con la quale indossa o meno un cappello.

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