Blog Notes di MartaUn Piccolo Teatro con un grande passato e poco coraggio per il presente

Questa mattina, giovedì 12 maggio 2016, a Milano, mi trovavo alla conferenza stampa di presentazione del cartellone 2016-17 del Piccolo Teatro, la prima sala pubblica (che gode di finanziamenti sta...

Questa mattina, giovedì 12 maggio 2016, a Milano, mi trovavo alla conferenza stampa di presentazione del cartellone 2016-17 del Piccolo Teatro, la prima sala pubblica (che gode di finanziamenti statali) nata in Italia nel 1947 ad opera di Giorgio Strehler e Paolo Grassi. Con dolore affermo che attualmente, da dopo la scomparsa di Luca Ronconi avvenuta il 21 febbraio 2015, questo palcoscenico sta vivendo una fase di grande semplicità concettuale, e non risolve quella che era l’esigenza con cui era stato fondato: essere un “teatro d’arte per tutti”, ovvero portare nuove idee, far scaturire dibattiti e ragionamenti attraverso il linguaggio della recitazione. Anzitutto a presentare il programma non c’era un ipotetico direttore artistico, ma Sergio Escobar, direttore amministrativo dal 1998. Il Piccolo Teatro, infatti, attualmente, da dopo la morte di Luca Ronconi, non ha ancora nominato un nuovo direttore artistico unico che porti avanti una sua idea precisa di cartellone atta a sollevare determinati spunti di riflessione, scopo che tradizionalmente ogni sala si pone. Con i fogli della cartella stampa in mano, Escobar presentava uno ad uno i registi e gli spettacoli in programma. Seguiva un breve video per spiegare meglio il lavoro, o l’intervento diretto di un elemento del titolo di cui si stava di volta in volta parlando. Sembrava una riunione d’ufficio: pochi elementi artistici, poco dibattito sullo stato attuale del teatro salvo qualche affermazione un po’ più di parte di Escobar, che rimane comunque un direttore amministrativo e non artistico. Facendo salvo il fatto che in questo Teatro nessuno sta con le mani in mano, e che oltre al cartellone (in cui ci sono anche spettacoli di danza e proiezioni cinematografiche) il Piccolo ha una ricca attività anche para-teatrale tra la Scuola, il bar nel Chiostro di via Rovello, gli incontri didattici, il lavoro lodevole svolto con gli studenti dell’Università degli Studi di Milano e molte altre iniziative, comunque sembra molto riduttivo per Milano il fatto che non esista un vero direttre artistico. Certo, Servillo porta in scena Jouvet, Latella propone la regia di “Pinocchio”, Emma Dante realizza per il Piccolo “Bestie di scena”, un indagine sul lavoro dell’attore. E poi Balzac viene interpretato dalla regia di Sonia Berbamasco, che si reinventa come regista con la Fracassi e la Ragonese come attrici per lo spettacolo dal titolo “Balzac dalla parte delle donne”. E non è finita: Carmelo Rifici porta “Ifigenia, un’indagine sulla violenza”, Laura Pasetti parla di cent’anni di migrazioni italiane in Scozia in “A Bench on the Road”, oltre alle innumervoli riprese di spettacoli che hanno fatto la storia passata e recente del Piccolo (ovviamente torna in scena l’Arlecchino di Strehler, oltre Lehman Trilogy di Ronconi, e tanti altri). Non mancano anche quest’anno gli spettacoli ospiti stranieri e italiani (il “Macbeth” di Branciaroli ad esempio, o il “Vangelo” di Pippo Del Bono, Ale&Franz con “nel nostro piccoo, gaber, jannacci, milano”). Tanto lavoro e numerose proposte, ma manca una vera linea conduttrice, una linfa sotterranea che sappia dare un carattere univoco, magari anche più scomodo e meno di star, ad una stagione che a parole osanna la “Ricerca”, ma che celebra i 70 anni di esistenza del Piccolo con poco coraggio. www.piccoloteatro.org

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