Il signor Agostino ama uscire di casa ogni mattina e dispensare saluti gentili a tutti, sorride alla gente e adora alzare il cappello facendo un lieve inchino. E’ un uomo elegante e solitario. E’ molto legato ai suoi oggetti come il cappello e l’ombrello. E’ questo un legame fortissimo che gli infonde sicurezza.
Accade di tanto in tanto di indossare una sola scarpa, abbottonare cappotto e camicia insieme o dimenticare uno dei suoi oggetti preferiti. Questo lo fa agitare e innervosire per questo la sua sbadataggine diventa oggetto di derisione da parte dei bambini del quartiere. A raccontarci la storia di un simpatico personaggio è Ingo Shulze nell’albo “Il signor Agostino” edito da Artebambini, tradotto da Stefano Zangrando e illustrato da Julia Penndorf.
Un giorno avviene qualcosa che disturba il signor Agostino spaventandolo ed eccolo lì dimenarsi a tal punto da attirare l’attenzione di chi gli sta intorno. Quelle risate sbeffeggianti non le tollera e quando lui pretende le scuse da parte dei ragazzini che lo deridono questi si rifiutano.
È allora che il protagonista della storia si lascia prendere dalla rabbia e lancia un sasso contro quel gruppo di monelli colpendo una di loro.
Le reazioni della gente in seguito all’episodio mettono in evidenza le paure e i pregiudizi che molti hanno quando nella vita reale si incontrano persone come il signor Agostino.
Gli incidenti non terminano qui perchè accade al protagonista della storia di essere investito e di ritrovarsi in un letto d’ospedale. Al suo risveglio ecco che ombrello e cappello sono lì di fronte a lui, ma un’altra sorpresa lo attende. Clara, la bambina da lui colpita con un sasso, è pronta a prendersi cura del signor Agostino.
Nascerà un’inaspettata amicizia che donerà al signor Agostino più fiducia in sè stesso.
La storia splendida e imperdibile accompagnata da coloratissime illustrazioni ci invita a riflettere su vari temi fra i tanti anche su quello della follia, un argomento di straordinaria importanza, e sulla solitudine così come sulle insicurezze e le angosce di ciascuno di noi.
C’è un senso in queste pagine racchiuso in una parola che non leggiamo ma emerge fortissimo ed è dignità che va di pari passo con libertà. Grazie a letture come queste possiamo e dobbiamo educare i più piccoli (e non solo) a rispettare chiunque si trovi in una condizione di emarginazione qualunque siano le cause che hanno generato una simile condizione. Dal rispetto si giunge all’inclusione e all’accettazione delle differenze. I libri insegnano, sempre.