Banchiere di provinciaUna multa conviene…se sei grande e grosso

Chi è senza peccato scagli la prima pietra, e su questo non ci piove, perché so bene che ci sono state anche delle BCC multate per comportamenti irregolari, ma è acclarato che siano state le prime ...

Chi è senza peccato scagli la prima pietra, e su questo non ci piove, perché so bene che ci sono state anche delle BCC multate per comportamenti irregolari, ma è acclarato che siano state le prime venti banche del mondo, e non le piccole banche del territorio, a collezionare, dal 2008, multe per 230 miliardi di dollari.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra … ma è acclarato che siano state le prime venti banche del mondo, e non le piccole banche del territorio, a collezionare, dal 2008, multe per 230 miliardi di dollari

C’è di più; se qualche BCC ha sbagliato le conseguenze (risibile in rapporto ai numeri delle big) non sono ricadute sui risparmiatori, ma sono state risolte all’interno del Credito Cooperativo. Dico questo perché mi piacerebbe recuperare il messaggio lanciato settimane fa sulle colonne del Sole 24 Ore da Alessandro Plateroti nell’articolo “Multe e utili da truffa in un fondo per le banche oneste”.

Il giornalista riflette su quello che si sarebbe potuto fare con l’ammontare delle multe comminate ai giganti del credito globale, ossia robette come “salvare la Grecia senza troika, ricapitalizzare metà del sistema bancario europeo senza aiuti di Stato o ripulire le banche italiane dal loro carico di sofferenze”. Senza trascurare un dettaglio non lieve: i profitti generati dalle truffe non sono intaccati e le grandi banche responsabili di questi comportamenti li usano per assestarsi e rispettare parametri utili a sfangare gli stress test.

Una prospettiva che vede il profitto come misura di tutte le cose, anche in spregio al rispetto delle regole, e che si traduce in concorrenza sleale, perché chi bara si avvantaggia sui competitor che operano correttamente

Il meccanismo delle regole europee, in altre parole, non dissuade dal perpetuare le truffe, perché, alla luce dei comportamenti, risulta più conveniente essere multati che agire correttamente. Insomma, prima i numeri e poi, forse, il fair play. Il che è preoccupante alla luce della strada che il pensiero dominante ha immaginato per il sistema bancario: le aggregazioni, quindi il gigantismo degli istituti. Una prospettiva che vede il profitto come misura di tutte le cose, anche in spregio al rispetto delle regole, e che si traduce in concorrenza sleale, perché chi bara si avvantaggia sui competitor che operano correttamente. Per questo, in attesa di regole più efficaci, che puniscano seriamente i disonesti, non posso che condividere la proposta di Plateroti; versare le multe e i proventi da comportamenti illeciti in un fondo europeo per le ricapitalizzazioni o gli acquisti di crediti deteriorati delle banche che non sono state mai coinvolte in scandali finanziari. Ne beneficerebbero il mercato, i risparmiatori danneggiati e le banche oneste, quelle che pagano il prezzo più salato delle truffe, la crisi di fiducia causata dalla disonestà delle grandi banche d’affari senza scrupoli.

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