Tra Italia e CorsicaVirginia, ma l’interim?

La città di Roma ha conosciuto ogni possibile sciagura e crisi. Rutelli e Veltroni spendevano e spandevano ai tempi dello Stato Pantalone che ripianava debiti degli enti locali e consentiva sprechi...

La città di Roma ha conosciuto ogni possibile sciagura e crisi. Rutelli e Veltroni spendevano e spandevano ai tempi dello Stato Pantalone che ripianava debiti degli enti locali e consentiva sprechi su sprechi. Allora, come è noto, non mancavano i sogni di Uolter, già vice di Romano Prodi alla presidenza del consiglio e oggi finalmente riconsegnato alla sua antica e mai sopita passione, quella per l’arte, nella sua personalissima declinazione di scrittore e regista. E pure le interviste per il Corriere dello Sport.

Poi Roma fu presa (per stanchezza, l’avversario era ancora Rutelli!) dall’Alemanno. Che dire? Le costose luci dei festival veltroniani si spensero – ormai il Patto di Stabilità rendeva difficilissimo fare il sindaco – e venne persino giù una storica nevicata che confermò una volta di più che il livello di civilità di una città non è data dal suo sindaco ma dai suoi abitanti, prova ne sia che i tassisti (che dovrebbero svolgere un servizio pubblico), nelle ore difficili della prima nevicata, anziché supplire alle carenze di autobus e tram, furono i primi ad andarsene a casa.

Poi venne Roma Capitale e Ignazio Marino, l’autodefinitosi «Marziano a Roma», diede la palpabile sensazione di una città abbandonata al proprio destino e di un’amministrazione in parte lontana dai problemi della città e in parte incapace di assumere iniziative efficaci. Il poverino, avendo per anni costruito la propria carriera sul moralismo, è caduto con l’onta di accuse di presunte ruberie di scontrini fiscali. E proprio delle ultime ore è la notizia che la procura avrebbe chiesto per lui una condanna a tre anni per peculato, falso e truffa ai danni dell’Inps. Con ciò confermando il celebre detto di Nenni, sottovalutato da tutti i giustizialisti, «a forza di fare il puro, trovi sempre uno più puro che ti epura».

Infine lei, Virgy, e loro, i grillini. Hanno superato tutti. A distanza di mesi la giunta capitolina non ha ancora realizzato nulla di concreto a parte dire NO alle olimpiadi di Roma, assumendo una decisione che in astratto contrasterei con forza ma che, conoscendo lo stato in cui versa Roma, trovo giusta. Come si possono sostenere gli esami all’università se ancora non si è superato l’esame di terza media? Roma è così. Una città povera, arretrata, involuta, tenuta in piedi dall’essere capitale d’Italia e capitale della Cristianità. I suoi abitanti hanno avuto fino ad oggi la convinzione che il problema della città fossero la classe politica, i partiti e i sindaci. Quando invece sono i romani, loro stessi. Con moltissime lodevoli eccezioni, certo. Decine di migliaia. Ma in un contesto compromesso. Accade così che ora che il Movimento Cinque Stelle ha vinto e non governa, i molti romani che credevano nell’illusione di aver trovato la panacea di ogni male, sostengono che vi sia un nuovo «complotto» questa volta non per far vincere la capitale ai grillini ma per non consentire loro di governarla.

E invece la verità è molto più semplice. Quando sei sindaco hai tutti gli strumenti per governare. Il meccanismo decisionale dei comuni è il più efficiente, quello che ancora concede ai politici la maggior capacità di incidere e assumere scelte.

Per iniziare, Virginia Raggi ha bisogno di un assessore al bilancio e non lo trova? Le insegniamo una parola nuova: «interim». Assuma provvisoriamente lei ad interim, ma come consapevole scelta politica, la delega al bilancio. Dica alla città che per ora si parte così, in attesa di individuare il più meritevole e adatto per ricoprire il ruolo. Anche perché altrimenti il rischio è che il Movimento cinque stelle faccia peggio della peggior politica che tanto critica. Ovvero che si preoccupi non di risolvere i problemi ma di piazzare le persone.

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