Punti di vistaDylan, il tuo genio non è tuo, perciò vai a prendere quel premio e smettila di fare il buffone

Di Bob Dylan, che non si lascia trovare per la comunicazione del Premio Nobel, a diciassette anni avrei fatto un mito di coraggio, ironia e libertà. A trentasei non più. Cosa è cambiato? Una divers...

Di Bob Dylan, che non si lascia trovare per la comunicazione del Premio Nobel, a diciassette anni avrei fatto un mito di coraggio, ironia e libertà. A trentasei non più. Cosa è cambiato? Una diversa e più matura concezione del mio agire e di quello altrui, in particolare quando è apprezzato e riconosciuto da altri.

Sì, può capitare di essere seccati per il fatto che la nostra arte (o qualsiasi altra nostra espressione) sia apprezzata da chi non ci è simpatico, da chi crediamo non la comprenda. E’ legittimo, ma nasconde un errore: il sentirla come un possesso, quell’arte, da custodire e tutelare dal falso riconoscimento, da ciò che non ci corrisponde.

Sarebbe un sacrosanto diritto, se solo l’opera fosse davvero del suo autore. Non è così. C’è un elemento di mistero nel genio artistico, un oltre che porta con sé, un respiro (“ispirazione”, lo chiamavano gli antichi, e credevano davvero che “soffiasse” dal di fuori), di cui il genio è modesto e umile accoglitore. Ovviamente esistono, giustamente, il diritto d’autore, la Siae e le giuste tutele per le opere d’ingegno. Ovviamente le canzoni di Bob Dylan sono sue, non mie o degli accademici del Nobel, è giusto che sia lui a venderle e farci soldi, ma non a dire perché, come e quando amarle.

C’è una moralità nella capacità di accogliere il plauso altrui, che arrivi dal più umile estimatore o della più prestigiosa accademia: è nella lealtà di riconoscersi depositari, e non meritevoli conquistatori, del proprio genio.

Ed è anche, perciò, nella gratitudine per chi sa vederlo, quel genio, magari da una prospettiva diversa dalla nostra. Questa accoglienza può certamente essere critica, ma non può essere “sborona”, non può esprimere un senso di superiorità. Insomma, non si può non rispondere al telefono.

Bob, vai a prendere quel premio, perché non è tuo, ma di quel tuo genio che supera anche te. Fai pure, se vuoi, una conferenza stampa o un libro per dire ciò che pensi del Nobel, ma prima vai lì a dire grazie. La grandezza di un autore è anche rapporto con chi ama la sua arte, gratitudine per chi vi scopre un senso e un valore. L’assenza di questo è solipsistica arroganza.

Chi crede di meritare la propria grandezza e la propria fama dimentica un dato essenziale: entrambe gli sono misteriosamente donate. Vai a prendere quel premio Bob, e non fare il buffone.

@pinosuriano