Blog Notes di MartaPippo Delbono, coraggio

Se arrivare a 57 anni significa portare una pancia come quella di Babbo Natale e inventare uno spettacolo in cui ci si sente interpreti nientemeno che del pensiero di Dio, forse bisogna porsi degli...

Se arrivare a 57 anni significa portare una pancia come quella di Babbo Natale e inventare uno spettacolo in cui ci si sente interpreti nientemeno che del pensiero di Dio, forse bisogna porsi degli interrogativi su cosa ci si può aspettare da se stessi e su come si sia condotta la propria esistenza finora. Senza dare giudizi personali, mi limito ad esporre ciò che mi ha trasmesso l’aver assistito ieri, 8 novembre, a “Il Vangelo” scritto e interpretato da Pippo Delbono, al Piccolo Teatro Strehler fino al 13 novembre. Se sullo sfondo scorrono le immagini fotografiche delle guerre della storia contemporanea, in scena Delbono si fa portavoce di un Dio che lo stesso protagonista non capisce e in cui non crede. Girando per il palco e scendendo nel buio della platea, Delbono evidentemente crede che aprire il proprio cuore agli spettatori raccontando loro in un monologo quanto il Mondo sia crudele sia sufficiente per suscitare passione e coinvolgimento verso ciò che dice. Dimenticando che un’ora e mezza di litania, anche se creata a Zagabria con l’orchestra, il coro e gli attori del teatro Nazionale Croato, non interessa ad alcuno. Dimenticando che non è sufficiente parlare di religione e di immigrazione per essere attuali. E non basta nemmeno inserire persone anziane in scena, o ballerine e musiche (di Enzo Avitabile): che la guerra sia un tema triste e difficile anche per la sua continua presenza nelle vite di tutti, è cosa nota. L’importante è riuscire a convincere raccontando il dolore. Invece Delbono risulta incompreso a se stesso: diabolico, critico, nervoso, impotente davanti ai dolori del Mondo si aggira tra palco e platea, chiamando in causa di volta in volta altri attori come controfigure in quello che appare come uno spettacolo di teatro danza diabolico per la sfiducia in Dio che Delbono trasmette e la sua orgogliosa e vuota solitudine: “vedo doppio, disperato e grottesco questo tempo che attraversiamo –dice l’attore-, dove non riconosci più il vero dal falso, il reale dall’irreale, dove l’esasperazione del moderno ci ha fatto dimenticare qualcosa di sacro, di antico”.

Info. “Vangelo”, Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi – M2 Lanza), dall’8 al 13 novembre 2016
Orari: martedì, giovedì e sabato, 19.30; mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16. Lunedì riposo. Tel. 02-42411889 , www.piccoloteatro.org

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