La City dei TartariNero (per un po’)

La strada davanti è nera. Non buia. E’ proprio nera. Cielo coperto, nonostante la luna piena che si intravede oltre i mille veli delle nebbie. Nero attorno, ed anche io lo divento, nero, invisibile...

La strada davanti è nera. Non buia. E’ proprio nera. Cielo coperto, nonostante la luna piena che si intravede oltre i mille veli delle nebbie. Nero attorno, ed anche io lo divento, nero, invisibile alla luce naturale ed artificiale. Scarpe di cuoio e cappotto scuri. Nero. Senza mediazioni. Come un quadro di Congdon. Le sottili linee di sfumature non ci sono. Tenebre vere e proprie. Un autobus passa e spara, nettamente, sulla strada, quadrati di luce dell’illuminazione interna. Poche persone scendono alla fermata appena percepita, nel buio denso e spettrale. Sono quattro ragazzi, uomini, con una felpa con cappuccio, ospiti del centro della Croce Rossa dall’altro lato della strada. Camminano, parlando in arabo, quasi allegri, a sentire il tono della voce. Io continuo a camminare quasi a tentoni, colpito dalla mancanza di luci dirette, come se fossi dentro una bolla di inchiostro. Come se fossi caduto dentro un calamaio della scuola elementare, quei calamai che si trovavano nei buchi rotondi dei banchi di formica.

Mi fermo. La notte nera. Dove nessuno vede cosa accade, notte medievale di paure e di ignoto, di rischi appena sospesi dietro gli alberi che non vedo ma che so, che percepisco, perché’ conosco la strada benissimo. Perché’ la vedo di giorno, perché’ la conosco quando la luce esiste, anche elettrica. Indugio. Sento le voci dei ragazzi arabi che scompaiono dietro una barriera di guardie giurate, rosso e bianca. La notte nerissima, non suadente, senza conforto, senza pace. Il cuore batte ancora più velocemente e si placa subito. Come se quel momento di tenebre fosse perfetto, un momento di non-esistenza, di trasparenza rispetto al mondo. In fondo, oltre a questa zona di nero, le luci della strada principale e del cinema multiplex. Luci distinte, ben separate, anch’esse, dal nero eterno attorno. Anche quelle poche luci sembrano una speranza enorme, dettano un percorso. Non è un posto dove vorrei necessariamente andare, ma da lì posso vedere attorno e decidere. Non è il mio percorso usuale verso casa, ma è una strada. Non la mia, ma pur sempre una direzione è. Ostacoli in mezzo, tanti, forse nessuno, ma so che oltre le tenebre dei trecento metri davanti a me comincerò a percepire il suolo, all’inizio e poi la luce mi permetterà di camminare veloce. Di nuovo.

Soundtrack: Admiral Freebee – Oh Darkness

https://www.youtube.com/watch?v=fxja2mhxffo

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