Ipse DixitA Milano, finalmente, si inciampa.

Dove ha sede il più diffuso monumento commemorativo d’Europa? Ovunque.Questo monumento, questo museo open air, si chiama Stolpersteine, un termine tedesco che significa Pietre d’inciampo.Nel ...

Dove ha sede il più diffuso monumento commemorativo d’Europa? Ovunque.

Questo monumento, questo museo open air, si chiama Stolpersteine, un termine tedesco che significa Pietre d’inciampo.

Nel 1995, partendo da Colonia, l’artista tedesco Gunter Demnig ha iniziato ad installare in diverse città europee delle piccole targhe d’ottone della dimensione di un sampietrino (10×10 cm). Ha fatto un piccolo buco nell’asfalto dei marciapiedi, davanti alla porta della casa in cui abitò una vittima del nazismo o nel luogo in cui fu fatta prigioniera. Ed in quel buco ha infilato la sua pietra, sormontata da una piccola targa d’ottone sulla quale sono incisi il nome della persona, l’anno di nascita, la data, l’eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta.

Idea geniale. Camminiamo con lo sguardo incollato ai nostri smartphones oppure fissandoci la punta dei piedi. E’ già una rarità incrociare lo sguardo dei passanti, figuriamoci alzare gli occhi alla ricerca di una targa commemorativa appesa sulla facciata di un palazzo. Ed allora nella memoria storica della nostra città dobbiamo, fisicamente, inciamparci.

Ad oggi sono quasi 60.000 le pietre d’inciampo posizionate in tutta Europa, in oltre 1800 citta’. In Germania, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Norvegia, Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Grecia, Ucraina, Slovenia, Croazia, Romania ed Russia.

In Italia ne erano già state installate alcune, ad esempio a Roma ed a Torino. Stranamente, a Milano no.

Sono arrivate, l’altro ieri. La prima è stata murata nel cuore della città, in corso Magenta 55, davanti al palazzo dove abitava Alberto Segre, deportato ad Auschwitz e laggiù morto il 27 aprile del 1944. A posarla la figlia Liliana, deportata con il papà e tutta la famiglia quando aveva solo tredici anni, miracolosamente sopravvissuta all’Olocausto. Al suo fianco il sindaco Sala ed il geniale Gunter Demnig.

Le rimanente cinque sono state posate in ricordo di Gianluigi Banfi (via dei Chiostri 2), Adele Basevi Lombroso (via Vespri Siciliani, 71), Dante Coen (via Plinio, 20), Melchiorre De Giuli (via Milazzo, 4) e Giuseppe Lenzi (via Spontini, 8).

Ho la fortuna di abitare a Milano e non vedo l’ora di inciampare e di ricordare.