ApotropaicoLa logica termina dove l’onestà si arresta

Un menù di considerazioni, più o meno sentite, di una realtà che supera sempre – e di molto – la fantasia. Giochi e giochini politici, psicolabili da prima pagina, economia beffarda e tanto altro ...


Un menù di considerazioni, più o meno sentite, di una realtà che supera sempre – e di molto – la fantasia. Giochi e giochini politici, psicolabili da prima pagina, economia beffarda e tanto altro ancora. Tutto ovviamente nella nostra beata circostanza.


Calzone farcito politico al tavolo Italia. Ciò che mi sconcerta è la costante malacomunicazione di un po’ tutti quanti. Nonostante io legga quotidiani ogni giorno, e sia immerso nell’informazione, da italiano votante non ho ancora ben capito il suicidio politico annunciato del pd, Forza Italia e compagnia eloquente cantante. Chi rumoreggia, chi guarda male, chi canticchia, chi critica e chi – mai negare la tradizione – ci sguazza. In contemporanea: quel volpone di Gentiloni marcia quatto verso il 2018, Padoan mira al 25% per l’iva e Alfano cambia nome al partito (non sto scherzando) per dare una idea di novità. Siamo alle solite signori: balliamo.

Il resto della pizzeria. La Federal Reserve vuole rialzare i tassi, il prezzo del petrolio sta calando sui mercati, la cara vecchia dimora della Queen sta applicando l’articolo 50 che dà il la alla Brexit. Piccola chicca storica: oggi si celebra l’ex impero, vecchio stile, quello di Churchill per intenderci – il Commonwealth Day. Un segno del destino? Solo Dio lo può sapere; c’è da dire però che l’umorismo non Gli manca. La Scozia è la solita pecora nera: tra compromessi e tattiche con Londra cerca di ottenere quello che non avrà mai: il rispetto. La Turchia è ancora in mano a quel pezzo di pane di Erdogan che, dall’alto della sua visione democratica, e prettamente in ottica europeista, chiude ambasciate, uffici e consolati olandesi. I Balcani giocano alla zattera: sono alla deriva. Montenegro docet. La Polonia sta lentamente salutando l’Europa, o forse l’ha già fatto. Il centro dell’Europa è impegnato a Berlino a colloquiare sulle politiche anti-nazionaliste, come se servisse. Gli amici dagli occhi a mandorla sono nel caos: Corea del Sud disfatta peggio di una coppia di uno nel lancio dei dadi a Risiko, la Cina minaccia come sa ben fare, il Giappone se ne sta quieto e supino. Felicità signori: un bicchiere di vino con un panino.

Tempo di girasoli. Tempo fa l’immagine del girasole, soprattutto in epoca settecentesca era simbolo di tutti quelli che erano disposti ad iniziare un commercio. Coloro che avessero desiderio, ed erano davvero bendisposti allo scambio per generare ricchezza, avevano diritto a mostrare una bandiera con un girasole. Poi la storia istituzionalizzò questa pratica romancia ma la delicatezza del gesto è rimasta. Fiori di effimero e nobile pregio che si inchinano al sole, quasi sospesi. Ma l’inchino non è sinonimo di resa: osservate l’Olanda.

Donaldo. Domani incontro ufficiale tra il bronzeo ciuffo e l’erede del reich. L’uno vuole chiarire bene i termini degli scandali circa la privacy della NSA e, fonti intelligenti confermano, darebbe un bel miglioncino per avere Assange fra le sue mani paffute. L’altra vuole solo il quarto mandato per passare alla storia. Paradosso: se si ripercorressero le offese che si sono lanciati i due negli scorsi mesi si farebbe un atto d’onore verso la Storia contemporanea. Chi mastica diplomazia sa bene che questo rapporto, da manuale, è una relazione forzata. Separati in casa: chiamate un matrimonialista, meglio ancora un vero sacerdote (cattolico).

Psichedelica real politik. In Olanda arriva il tempo del voto: trenta partiti vogliono il governo e nessuno supera il 20%. C’è il partito dei pirati, il partito di quelli che non votano, il partito delle piante e della felicità. E questi vorrebbero gli stati Uniti d’Europa. Siamo all’eccesso, come sono eccessivamente belli i colori dei tulipani.

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