Alta Fedeltà“L’uomo della Legione” di Dino Battaglia, ode ai vinti

A partire dal profumo della carta, appena si inizia a sfogliare L'uomo della legione di Dino Battaglia, il terzo volume edito da Edizioni NPE dedicato alle meraviglie di uno dei più grandi autori e...

A partire dal profumo della carta, appena si inizia a sfogliare L’uomo della legione di Dino Battaglia, il terzo volume edito da Edizioni NPE dedicato alle meraviglie di uno dei più grandi autori e fumettisti italiani, si può dire che l’avventura inizi. L’opera faceva parte della collana Un uomo un’avventura, pubblicate dalla Cepim (poi diventata la Sergio Bonelli Editore).

La storia prende vita nel lontano 1921 nel deserto algerino, descrivendoci i sogni, le ombre e le ambiguità della Legione Straniera, un corpo militare composto di soli elementi stranieri volontari. Un gruppo nel quale, quindi, è facile immaginare come gli uomini cercassero una sorta di senso d’appartenza o di dimenticare un infelice passato o una sorta di redenzione o, più semplicemente, una fonte di sussistenza in seguito alla meccanizzazione dell’industria. La Legione Straniera, quindi, costituita nel 1831 dal re di Francia, era un ritrovo per reietti, emarginati, criminali e diversi. Un tripudio di differenti umanità, stati sociali e condizioni economiche, uomini alla ricerca di se stessi, di riscatto e della tanto bramata cittadinanza francese alla fine del servizio.

La storia raccontata da Battaglia non è, però, prettamente corale, ma segue il soldato francese Moreau, condannato ingiustamente per codardia e costretto all’arruolamento forzato. Scriviamo “ingiustamente”, perché Moreau altro non ha fatto che subire la scelta di un suo superiore, l’ex tenente Desay, ora – brutale ironia del destino – suo capitano, di alzare bandiera bianca al cospetto del nemico. Passato e presente, quindi, tra sensi di colpa, riflessioni sull’esistenza umana, disillusione e realismo, non faranno altro che contaminarsi e parlare tra di loro per tutto il corso della Storia, domando(ci) dove finisca il buon senso ed inizi l’eroismo, se abbia senso parlare di valori e di morale durante una guerra, se ognuno di noi abbia o meno il diritto (o la speranza) di una redenzione.

Per Battaglia, il suo protagonista e chiunque appaia nelle sue tavole sono dei “vinti”. Vinti dal proprio destino, dall’ironia del ripetersi degli eventi, dalle proprie paure, dalle proprie insoddisfazioni. Vinti non solo da quella che è la battaglia fisica, reale, ma, soprattutto, per dirla alla Petrarca, da quella battaglia che ha luogo nel paesaggio interiore dove, da tempo ormai, la bussola non segna più alcuna direzione. L’autore, perciò, non ci descrive soltanto le conseguenze della guerra che ha bagnato di sangue la Storia, ma anche il conflitto che anima da sempre l’animo umano nel suo non essere né buono né cattivo, né eroe né codardo, né cortese né cattivo.

Anche le immagini ci raccontano la desolazione dell’io e la disperazione di Moreau e della Legione Straniera, a partire dal tratto mai gentile. Un tratto che non cambia e che sottolinea il fatalismo della storia e l’impossibilità, alla fine di tutto, di un riscatto: “Un coniglio resta un coniglio, Desay. La natura umana non cambia”. La grandezza delle tavole ed il bianco che emerge fra tutti i colori portano il lettore non ad un maggiore e chiara padronanza della storia ma, au contraire, ad una forma di smarrimento. A tratti, anche noi perdiamo il nostro senso di orientamento nella lettura, confusi da questo bianco che alle volte sconfina tra cielo e spazio tra le vignette. Ciò che dovrebbe essere quindi pausa, respiro consolatorio tra un momento e l’altro della storia, si trasforma in segno di continuità, privandoci di una lettura “calma” e trasmettendoci con ancora più veemenza la tragicità del racconto.

Battaglia è per tutti gli amanti del fumetto e delle graphic novel un punto di riferimento, quasi un padre. Non possiamo che apprezzare e promuovere, quindi, l’operazione della Nicola Pesce Editore: finalmente possiamo gustare in libreria un artista della luce, del movimento, della precarietà umana e dei paesaggi, quale Battaglia, in un’edizione che ne rispecchi degnamente la magia.

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