Banchiere di provinciaUna rondine stavolta potrebbe fare …

Anche in giorni complessi come quelli attuali, ogni tanto capita di leggere qualcosa di positivo. Mi riferisco all’articolo pubblicato sul Sole24Ore a firma di Fabio Pavesi.( http://www.ilsole24o...

Anche in giorni complessi come quelli attuali, ogni tanto capita di leggere qualcosa di positivo. Mi riferisco all’articolo pubblicato sul Sole24Ore a firma di Fabio Pavesi.

( http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-01-05/il-nodo-irrisolto-titoli-illiquidi-mina-che-vale-213-miliardi–165039.shtml?uuid=ADt9vKQC )

Parliamo dei modelli che le banche di grandi dimensioni applicano in autonomia per la valutazione dei prodotti derivati presenti in portafoglio: sono i titoli che i giornali definiscono – giustamente – tossici, illiquidi, identificati nei bilanci come “Level 3”. Ebbene, fa finalmente proselitismo l’opinione secondo la quale questi crediti possano (per me devono) essere passati al setaccio dalla Bce, ovviamente applicando modelli standard come accade negli USA. Perché altrimenti, mi dispiace, torno complottista.

Parliamo dei modelli che le banche di grandi dimensioni applicano in autonomia per la valutazione dei prodotti derivati presenti in portafoglio: sono i titoli che i giornali definiscono – giustamente – tossici, illiquidi, identificati nei bilanci come “Level 3”. Ebbene, fa finalmente proselitismo l’opinione secondo la quale questi crediti possano (e per me devono!) essere passati al setaccio dalla Bce, ovviamente applicando modelli standard

In questi anni, grazie anche alle lobby potenti delle grandi banche d’affari, è stato rovesciato un oceano di normative per il controllo dei crediti delle banche tradizionali, creando una situazione gestita secondo il più classico modello del “due pesi, due misure”.

Da una parte ci sono gli istituti grandi. Loro hanno deciso e decidono in autonomia quale il valore FAIR dei titoli “Level 3” facendo un’autovalutazione che non tiene conto del responso del mercato, ma viene lasciata, come scrive bene Pavesi nel suo articolo, “al buon cuore dei vertici degli istituti”. Per chiarirci, stiamo parlando di 213 miliardi di euro solo guardando alle prime 20 banche europee.

Dall’altra ci sono le banche piccole che, quando aprono le porte agli organi di vigilanza, vengono giustamente giudicate minuziosamente su coperture e garanzie sui crediti. Nessuna autovalutazione, e questa è una differenza sostanziale.

…io sono per le regole applicate e rispettate. Ma con due distinguo: innanzitutto, le regole non possono essere calate su realtà tanto diverse nello stesso modo, ma devono essere adeguate ai modelli di business e alle dimensioni (quello che va sotto il nome di rispetto delle biodiversità bancarie richiesto dalle Bcc italiane); secondo, come detto, le regole di controllo devono valere per tutti a prescindere dalle lobby.

Che sia ben chiaro: io sono per le regole applicate e rispettate. Ma con due distinguo: innanzitutto, le regole non possono essere calate su realtà tanto diverse nello stesso modo, ma devono essere adeguate ai modelli di business e alle dimensioni (quello che va sotto il nome di rispetto delle biodiversità bancarie richiesto dalle Bcc italiane); secondo, come detto, le regole di controllo devono valere per tutti a prescindere dalle lobby.

Che si inizi a parlare di questa situazione per me è una buona notizia, è la classica rondine che potrebbe fare primavera. Una buona notizia che dovrebbe essere per tutti. Perché, per quanto relegata sulle pagine economiche, e quindi destinata ad un pubblico più specializzato, questa notizia ci tocca tutti da vicino perché regole eque sono il sale della libera e sana concorrenza. E lo dico da lillipuziano della finanza: qui vedo la speranza di un’inversione di tendenza, di una nuova regola con norme proporzionate alla dimensione e a tutti, ma proprio a tutti, i rischi che una banca produce.

Siamo al solito paradigma giornalistico che è più credibile l’ombroso pessimista rispetto all’ottimista superficiale? Beh, voglio ricordare il caso della banca franco-belga Dexia: prima di fallire vantava un CET1 adeguato. È stata la vendita forzata di titoli di cui quota parte “Level 3” – ovvero tossici – a provocare una voragine tale rispetto al patrimonio della Banca da richiedere l’intervento dello Stato, ergo dei contribuenti. Insomma, mi ripeto ma ne vale la pena: regole uguali per tutti sui rischi assunti.

Perché è bene non dimenticare che “grande” è un aggettivo riferito alle dimensioni e non alla qualità di ogni e qualsiasi azienda.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta
Paper

Linkiesta Paper Estate 2020