Le colonne d'ErcoleLa fine del bel tempo antico dell’Europa

L'uscita formale del Regno Unito dall'Unione Europea ha preso il via e le conseguenze avranno i connotati di una vera e propria rivoluzione, capace di generare un cambiamento drastico anche nelle r...

L’uscita formale del Regno Unito dall’Unione Europea ha preso il via e le conseguenze avranno i connotati di una vera e propria rivoluzione, capace di generare un cambiamento drastico anche nelle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico e dentro la Nato.

Il vecchio continente è come una faglia che si muove e si aggiusta attraverso scosse simili a quelle che osservammo con la caduta del muro di Berlino, la crisi irreversibile del comunismo europeo, la fine del patto di Varsavia e il conseguente mutato rapporto tra Est e Ovest del mondo.

A quel tempo la frantumazione dell’impero sovietico provocò anche l’accelerazione della rifondazione europea sotto il profilo politico-istituzionale a partire da Maastricht, e il successivo spostamento a Est dell’Unione Europea, ancora adesso oggetto di valutazioni contrastanti.

Il cambiamento a cui assistiamo sarà molto disordinato, probabilmente più violento rispetto al 1989, e di natura sistemica.

Il “populismo” è una reazione a fenomeni complessi, presenti da almeno vent’anni: la fallita integrazione di un’intera generazione di immigrati, i flussi di rifugiati e di migranti economici dal Medio Oriente e dall’Africa, la crisi globale che altro non è che la fine del lavoro e del welfare del XX secolo, il progressivo processo di umanizzazione delle macchine.

Per un lungo periodo di tempo questi fenomeni saranno difficilmente governabili e destinati a produrre insicurezza e instabilità.

Questo assetto dell’Europa, privo di una politica, una fiscalità e una difesa comuni, non ha retto l’urto degli aspetti più violenti della globalizzazione mentre grandi potenze come la Cina riscoprono il primato della politica e della storia.

Non esiste alcuna ipotesi di un’Europa “a due velocità”. L’implosione del progetto dell’UE sta già originando blocchi regionali: Germania e Francia in una dimensione neo-carolingia; un gruppo mediterraneo politicamente marginale; il gruppo di Visegrad e i baltici o un’area geopolitica più articolata che colleghi Adriatico, Mar Baltico e Mar Nero.

La gestione abulica di temi cardinali quali la sicurezza, l’immigrazione, l’integrazione, ha aggiunto linee di frattura a linee di frattura, mettendo a rischio in primis le fasce più deboli della popolazione.

I paesi europei si muovono in ordine sparso, anche per quanto concerne i rapporti con Stati Uniti, Cina, India, per tacere del teatro mediorientale e di quello africano.

In ultimo, il capitolo relativo alla Nato. Essa è divenuta de facto complementare alle istituzioni comunitarie e in tal senso risente della debolezza sia delle istituzioni sia dei leader europei.

Dossier come Libia, Egitto, Siria, lotta al terrorismo islamico, guerra civile in Ucraina, dimostrano che la sicurezza europea e quella americana sono inscindibili e la Nato resta l’unico baluardo.

Tocqueville diceva che l’Europa e l’America non avrebbero potuto essere indipendenti l’una dall’altra; egli aveva ragione anche per via della natura stessa degli europei e degli americani.

La digitalizzazione ha esteso il terreno di battaglia a livello globale, dove la proiezione del potere e l’interesse nazionale sono regolati da dinamiche all’interno di reti più che dal comportamento dei singoli paesi. Lo sta capendo, faticosamente, anche la nuova amministrazione americana.

Un cambiamento sistemico di questa portata implica un rilevante sforzo, economico, politico, militare, ed è sconsigliabile gestirlo senza l’America.

L’Europa è venuta meno all’unico compito che poteva darsi e cioè completare il progetto europeo con la nascita degli Stati Uniti d’Europa, dotarsi di una weltanschauung, accomunare il proprio destino per competere a livello globale, in mare aperto, avendo fede nelle parole dei suoi padri fondatori.

Non fallisca nella scelta di restare saldamente alleata col mondo libero perchè il 1914, quando finì il “bel tempo antico” – per usare le parole di Elias Canetti – è una data di cui avere memoria.

(Nell’immagine: La Belle Époque,1871-1914, vista dal pittore James Tissot)

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