Energy and Strategy HubAumentano i costi dello shale ma resiste lo scontro con l’Opec

Siamo lontani dall’impennata del 2014 ma sul mercato della shale oil qualcosa si muove. Per la prima volta in tre anni i costi di produzione del petrolio di scisto sono tornati a salire. Potrebbe e...

Siamo lontani dall’impennata del 2014 ma sul mercato della shale oil qualcosa si muove. Per la prima volta in tre anni i costi di produzione del petrolio di scisto sono tornati a salire. Potrebbe essere una buona notizia per i paesi produttori dell’Opec che dopo aver faticosamente raggiunto un accordo per i tagli alla produzione (seguiti, poi, anche dalla Russia) hanno continuato a fronteggiare gli investimenti e gli aumenti di produzione negli Stati Uniti. In un mercato in fase di stallo lo shale ha dato gli unici segnali di dinamismo. Lo certificano i dati diffusi dall’Iea (International Energy Agency) che fotografano il calo record delle scoperte di nuovi giacimenti petroliferi. Le scoperte di greggio sono scese a 2,4 miliardi di barili nel 2016, rispetto a una media di 9 miliardi di barili all’anno negli ultimi 15 anni. Al crollo del settore petrolifero convenzionale fa da contraltare l’andamento della produzione di shale oil negli Stati Uniti, dove gli investimenti hanno registrato una forte ripresa e l’output è aumentato, mentre a partire dal 2014 i costi di produzione sono diminuiti del 50%.

Nonostante la recente impennata dei costi dello shale (dai costi di perforazione a quelli per il noleggio degli impianti) le previsioni degli analisti sul greggio americano sono decisamente ottimistiche. Uno scenario di questo tipo continuerebbe a neutralizzare buona parte dei tagli alla produzione decisi dal cartello dei produttori di Vienna.

Ma i progressi dello shale non saranno sufficienti per immettere sul mercato globale tutto il petrolio che serve per alimentare l’economia globale. Ne è convinto John Watson, Ceo dell’americana Chevron. Watson ha spiegato nel corso di un’intervista rilasciata alla Cnbc che sicuramente lo shale darà un contributo al raggiungimento della quota di petrolio richiesta sui mercati globali ma, alla fine dei giochi, servirà anche sbloccare gli investimenti nei progetti di trivellazione in mare.

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